IL RITORNO DELLA VESPUCCI: UN WEEKEND TRA STORIA, MARE E FOTOGRAFIA

Ci sono eventi che capitano una sola volta e che, per chi ama la fotografia, diventano quasi un richiamo irresistibile. Da anni sognavo di poter fotografare l’Amerigo Vespucci con l’attrezzatura e l’esperienza che ho oggi, perché sì, è vero, avevo già avuto la fortuna di incrociarla nel 2019 a Venezia, ma fu soltanto un incontro fugace, uno di quelli che ti lasciano la voglia di tornarci con più calma e con una maggiore consapevolezza fotografica. Nel frattempo la nave aveva intrapreso uno straordinario viaggio intorno al mondo, rimanendo lontana dall’Italia per quasi due anni e toccando decine di porti nei cinque continenti, diventando ambasciatrice del nostro Paese in giro per il mondo. Quando è stato annunciato il suo ritorno a Trieste, con una grande cerimonia organizzata per accoglierla, abbiamo capito immediatamente che quella era l’occasione giusta per trasformare un sogno in realtà.

Come se tutto questo non bastasse, il programma del weekend prevedeva anche l’esibizione delle Frecce Tricolori, mentre poco distante dalla Vespucci sarebbe stata ormeggiata anche la Nave Trieste, la più moderna e imponente unità anfibia della Marina Militare. Davanti a una combinazione del genere non abbiamo avuto alcun dubbio: era il weekend perfetto per tornare a Trieste.

Una cenetta leggera…

La fortuna, questa volta, decide perfino di darci una mano. Oltre ai biglietti per salire a bordo della Vespucci riusciamo infatti a recuperare anche quelli, molto più limitati, per la visita guidata della Nave Trieste, accompagnati direttamente dall’equipaggio. Servono un po’ di pazienza, qualche tentativo e una buona dose di ostinazione, ma alla fine riusciamo ad assicurarci entrambe le visite, rendendo il programma ancora più interessante.

Come ormai succede spesso, il viaggio inizia il venerdì sera subito dopo il lavoro. Ogni tanto qualcuno ci chiede come facciamo a essere sempre in giro, ma in realtà il segreto è molto meno romantico di quanto sembri: semplicemente cerchiamo di sfruttare ogni fine settimana e ogni piccolo ritaglio di tempo libero, trasformando anche due soli giorni in una nuova avventura.

Per questa volta scegliamo di dormire a Opicina, sull’altopiano che domina Trieste dall’alto. Il nostro piccolo affittacamere è semplice ma in una posizione davvero strategica, perché ci permette di raggiungere facilmente sia il centro città sia la vicina Slovenia, e infatti, appena lasciati i bagagli, decidiamo di attraversare il confine per concederci una cena come si deve.

La cucina slovena, soprattutto da queste parti, è sempre una garanzia quando si ha voglia di carne alla griglia. Tra ćevapi, pljeskavica, salsicce, patatine e birra la tavola si riempie rapidamente e, tra una chiacchiera e l’altra, perdiamo completamente la cognizione del tempo. Ce ne accorgiamo soltanto quando il personale inizia a spegnere le luci del locale per farci capire che era arrivato il momento di andare a letto. Direi che il messaggio è stato piuttosto chiaro.


La mattina seguente la sveglia suona presto. Nel primo pomeriggio è previsto l’arrivo ufficiale della Vespucci e l’esibizione delle Frecce Tricolori, perciò immaginiamo una Trieste letteralmente presa d’assalto da migliaia di persone. Meglio quindi anticipare i tempi e raggiungere il centro con largo anticipo.

La discesa da Opicina verso Trieste regala già i primi scorci spettacolari sul golfo e ci fa capire quanto sia stata azzeccata la scelta dell’alloggio. Man mano che ci avviciniamo al centro storico il numero di persone aumenta sempre di più: famiglie, appassionati di fotografia, curiosi e turisti stanno convergendo tutti nella stessa direzione il porto di Trieste

Poco freddo!

Dopo aver valutato diversi punti di osservazione decidiamo di raggiungere il Castello di San Giusto. Arroccato sul colle che domina la città, il castello rappresenta uno dei simboli di Trieste e, nel corso dei secoli, ha svolto un ruolo fondamentale nella difesa della città grazie alla sua posizione strategica. Oggi, oltre a custodire una parte importante della storia triestina, offre uno dei punti panoramici più belli sull’intero golfo, motivo per cui ci sembra il posto ideale per assistere all’arrivo della nave. La scelta si rivela azzeccata, anche se comporta un piccolo sacrificio.

Mancano ancora diverse ore all’inizio della cerimonia e, complice una Bora particolarmente intensa e una delle settimane più fredde di quell’inverno, l’attesa si trasforma in una vera prova di resistenza.

Finalmente, dopo quella che sembra un’eternità, qualcosa inizia a muoversi all’orizzonte.

Le prime a comparire sono decine di barche a vela, molte delle quali appartenenti alla celebre Barcolana, che escono incontro alla Vespucci formando una sorta di corteo d’onore. Poco dietro, con tutta l’eleganza che l’ha resa famosa nel mondo, compare finalmente lei.

È difficile descrivere l’effetto che fa vedere l’Amerigo Vespucci entrare lentamente nel Golfo di Trieste. Costruita nel 1931 come nave scuola della Marina Militare, viene spesso definita la nave più bella del mondo, un appellativo nato anche dal celebre episodio in cui una portaerei americana, incrociandola in mare, la salutò via radio proprio con quella frase. Osservarla avanzare lentamente, con i suoi tre alberi, le vele serrate e quella silhouette inconfondibile, significa assistere a un pezzo di storia della navigazione ancora perfettamente vivo.

L’attesa viene ripagata oltre ogni aspettativa.

L’Amergigo vespucci scortata dalla Barcolana

Dal punto in cui ci troviamo riusciamo a seguire l’intera cerimonia senza essere schiacciati dalla folla e, proprio mentre la Vespucci si avvicina al porto, il rombo improvviso dei motori rompe il silenzio. Le Frecce Tricolori fanno il loro ingresso nel cielo sopra Trieste, disegnando spettacolari evoluzioni e colorando l’aria con il verde, il bianco e il rosso. Per chi ama la fotografia è uno di quei momenti che speri di vivere almeno una volta: il mare, la nave più famosa d’Italia e le Frecce Tricolori nella stessa inquadratura.

Tra tutti gli scatti realizzati durante il weekend ce n’è uno che, ancora oggi, considero probabilmente tra i migliori che abbia mai fotografato. Uno di quelli che, una volta tornato a casa e aperto sul monitor, ti fanno sorridere perché rappresentano esattamente l’immagine che avevi immaginato mesi prima di partire.

Il mio scatto preferito!

Ormai completamente infreddoliti, una volta conclusa la cerimonia ci rifugiamo nel piccolo bar del castello per una cioccolata calda, probabilmente la più meritata dell’intero inverno. Fuori la Bora continua a soffiare senza alcuna intenzione di concederci una tregua, ma ormai poco importa: la giornata aveva già regalato emozioni sufficienti per ripagare ogni minuto trascorso al freddo.

Hrvatin, sempre una garanzia!

Quando cala la sera raggiungiamo infine il porto, dove sia la Vespucci sia la Nave Trieste iniziano a illuminarsi lentamente sotto le luci della città. L’atmosfera cambia completamente rispetto al pomeriggio e il riflesso delle due navi sull’acqua crea una scenografia perfetta per le fotografie notturne che avevo in mente da tempo. Dopo gli ultimi scatti ci concediamo la cena al ristorante Hrvatin, una certezza ogni volta che torniamo in zona: un locale semplice, genuino, senza troppe pretese, ma capace di offrire ottimi piatti a prezzi davvero onesti. È il modo migliore per concludere una giornata intensa, sapendo che il giorno successivo ci aspetta finalmente la parte più attesa del weekend: salire a bordo di entrambe le navi.


Il primo appuntamento della giornata è previsto soltanto verso l’ora di pranzo, quando inizieranno le visite guidate alle due navi, e per una volta possiamo concederci qualche ora di sonno in più, decisamente meritate.

Santuaro di Monte Grisa

Prima di raggiungere il porto decidiamo però di fare una breve deviazione al Santuario Nazionale di Maria Madre e Regina di Monte Grisa, uno dei punti panoramici più famosi di Trieste. Costruito negli anni Sessanta e riconoscibile per la sua particolare struttura in cemento armato, il santuario domina l’intero golfo regalando una vista spettacolare sulla città e sul mare, motivo per cui non potevo certo lasciarmi sfuggire qualche fotografia dall’alto.

Purtroppo anche questa mattina la Bora decide di essere la vera protagonista del weekend. Il vento soffia con una forza impressionante, rendendo difficile perfino rimanere fermi con la macchina fotografica in mano, mentre il freddo continua a farsi sentire come il giorno precedente. A rendere ancora più particolare la sosta ci pensa poi il custode del santuario che ci fa capire che fotografare l’interno della chiesa non è proprio gradito. Tra una battuta e l’altra scherziamo sul fatto che, per due semplici fotografie, sembrava quasi necessario chiedere l’autorizzazione direttamente a Cristo in croce, ma lui resta fermissimo e ci invita a uscire.

Spritzetto!

Lasciato il santuario, ci dirigiamo finalmente verso il porto e, prima di affrontare le visite, troviamo il tempo per uno spritz accompagnato da qualche cicchetto, giusto quanto basta per placare la fame fino alla sera. Con il passare delle ore il lungomare continua a riempirsi di persone provenienti da ogni parte d’Italia: famiglie, appassionati di nautica, fotografi e semplici curiosi condividono tutti la stessa voglia di vedere da vicino due navi così diverse ma altrettanto affascinanti.

La nostra prima visita è quella alla Nave Trieste, probabilmente la meno conosciuta tra le due ma, almeno per me, anche una delle più sorprendenti. Entrata in servizio da pochi anni, rappresenta una delle unità più moderne mai costruite dalla cantieristica italiana: una nave anfibia progettata per il trasporto di uomini, mezzi ed elicotteri, capace di operare in missioni militari ma anche in interventi umanitari e di soccorso internazionale. Le sue dimensioni impressionano fin dal primo sguardo e il confronto con l’eleganza senza tempo della Vespucci rende ancora più evidente quanto possano essere diverse due navi accomunate dalla stessa bandiera.

Dentro la Nave Trieste

Accompagnati da alcuni membri dell’equipaggio percorriamo i vari ponti mentre ci raccontano curiosità e caratteristiche dell’unità, spiegando il funzionamento degli spazi operativi e illustrando il ruolo che questa nave ricopre oggi all’interno della Marina Militare. Il momento che aspettavo di più arriva quando raggiungiamo il ponte di volo, dove è esposto uno degli elicotteri imbarcati: finalmente posso fotografarlo da vicino, osservandone ogni dettaglio in una cornice davvero insolita.

Naturalmente non poteva mancare qualche scena degna dei nostri viaggi. Tecla, riesce a convincere alcuni membri dell’equipaggio di essere la cugina di un loro collega e finisce per avvicinarsi molto più di quanto fosse normalmente consentito, conquistando un punto di osservazione privilegiato sulla Vespucci.

Terminata la visita è finalmente arrivato il momento che aspettavo da anni: salire a bordo dell’Amerigo Vespucci.

A bordo della Vespucci!!

Davanti all’ingresso ci accoglie una coda interminabile che sembra procedere a rilento, ma grazie a un piccolo intreccio organizzativo, che ancora oggi facciamo fatica a ricostruire, ci ritroviamo improvvisamente a bordo molto prima del previsto. Ancora adesso non abbiamo ben capito come sia successo, ma di certo chi siamo stati noi per lamentarcene? ehehe

La visita alla Vespucci è inevitabilmente diversa da quella della Nave Trieste. L’enorme afflusso di persone obbliga infatti a seguire un percorso piuttosto rapido e limitato quasi esclusivamente al ponte principale, senza la possibilità di esplorare gli spazi interni. Nonostante questo, trovarsi sotto gli alberi maestri della nave più famosa d’Italia è comunque un’emozione difficile da descrivere. Camminare sul ponte di teak, osservare da vicino l’intricata rete di cavi, alberi e vele e immaginare gli allievi ufficiali che ogni anno si formano navigando su questa nave basta da solo a rendere speciale la visita.

Nel tardo pomeriggio la luce inizia lentamente a cambiare e decidiamo di non allontanarci dal porto. Essendo usciti dall’area riservata non avremmo più potuto rientrare facilmente e, soprattutto, sarebbe stato un peccato perdere uno dei momenti migliori per fotografare entrambe le navi, così ci sediamo sul molo ad aspettare.

Poco alla volta il sole comincia a scendere verso l’orizzonte e le prime tonalità calde iniziano a riflettersi sul mare. Le velature si colorano di arancione, poi di rosa e infine di sfumature sempre più fredde, mentre la luce della golden hour lascia lentamente spazio all’ora blu. Davanti a noi la Vespucci e la Nave Trieste, illuminate una accanto all’altra, sembrano quasi rappresentare due epoche diverse della stessa storia: da una parte il simbolo della tradizione marinara italiana, dall’altra una delle navi militari più moderne mai costruite dal nostro Paese.

Per un fotografo è uno di quei momenti in cui il tempo sembra fermarsi. Non c’è più fretta, non c’è più il rumore della folla del giorno, ma soltanto la luce che cambia minuto dopo minuto e la soddisfazione di essere nel posto giusto al momento giusto. Sono proprio queste le fotografie che preferisco: quelle che richiedono pazienza, attesa e un pizzico di fortuna, ma che alla fine riescono a raccontare molto più di qualsiasi parola.

Nave Trieste e Amerigo Vespucci

Quando anche le ultime sfumature del tramonto scompaiono dietro il profilo della città, capiamo che il weekend è ormai giunto al termine. Prima di lasciare definitivamente Trieste facciamo ancora un’ultima sosta nei pressi di Opicina per qualche scatto panoramico con le due navi illuminate nel golfo, quasi un ultimo saluto prima di rimetterci in viaggio.

Il ritorno verso casa scorre veloce, accompagnato da quella piacevole stanchezza che arriva soltanto dopo un fine settimana vissuto fino all’ultimo minuto. Ripensando a queste due giornate, ciò che rimane non sono soltanto le fotografie o le navi che sognavo di vedere da vicino, ma l’atmosfera che Trieste è riuscita a creare in occasione di un evento così speciale: una città affacciata sul mare, migliaia di persone unite dalla stessa emozione e due straordinari simboli della Marina Militare italiana che, per un intero weekend, hanno trasformato il suo porto in un luogo dove storia, tradizione e innovazione si sono incontrate in un modo indimenticabile.