VILNIUS E TRAKAI: DOVE LA STORIA INCONTRA LA MAGIA DEI PAESI BALTICI

Ci sono viaggi che iniziano nel migliore dei modi e altri che sembrano voler mettere subito alla prova il nostro entusiasmo. Il weekend a Vilnius, una delle affascinanti capitali baltiche, appartiene decisamente alla seconda categoria.

Altro che buonanotte, Vilnius ci accoglie in festa!

Come ormai da tradizione scegliamo un volo Ryanair da Treviso il venerdì sera, così da poter sfruttare ogni singola ora del fine settimana. Dopo il volo, il trasferimento dall’aeroporto e il check-in nel nostro alloggio, raggiungiamo il centro città che è ormai passata da un pezzo la mezzanotte. Ad accoglierci, però, non sono soltanto le luci di Vilnius, ma anche quello che per Leo rappresenta quasi un incubo quando si viaggia: una pioggia insistente, di quelle che sembrano non voler concedere tregua.

Per fortuna ormai ci conosciamo bene e sappiamo che lasciare che il meteo condizioni un viaggio è il modo migliore per rovinarlo. Così, dopo aver appoggiato gli zaini nel nostro piccolo appartamento, decidiamo di fare quello che facciamo praticamente in ogni città nuova: uscire a bere una birra ed a assaporare il clima locale.

Quella che sembrava una semplice sosta di fine serata si trasforma invece in uno degli episodi più particolari dell’intero weekend. Entriamo in un piccolo pub del centro storico e l’atmosfera è quasi surreale. Il locale è praticamente deserto e i pochi clienti presenti sembrano usciti da un film: in un angolo due ragazzi stanno giocando a scacchi senza quasi rivolgersi la parola, poco più in là un uomo parla da solo fissando il bicchiere, mentre un altro è già decisamente brillo. Persino il barista, con il suo modo di fare un po’ enigmatico, contribuisce a rendere l’ambiente ancora più curioso.

Per qualche istante ci guardiamo quasi chiedendoci se avessimo scelto il posto giusto.

Scelta più che azzeccata direi

Alla fine prendiamo due birre direttamente dal frigorifero – qui praticamente vengono servite quasi tutte in bottiglia o in lattina – e ci sediamo nel tavolino più appartato del locale. Con il passare dei minuti, però, quell’atmosfera inizialmente un po’ strana inizia lentamente a cambiare. Il barista si rivela simpaticissimo, gli altri clienti iniziano a sorridere e anche noi ci lasciamo coinvolgere da quel clima così insolito.

Una birra tira inevitabilmente l’altra e tra tutte ce n’è una che ancora oggi ricordiamo con piacere: la Dundulis IPA, una birra artigianale lituana, capace di farci capire fin dal primo sorso quanto la tradizione brassicola dei Paesi Baltici sia molto più interessante di quanto immaginassimo.

Tra una chiacchiera, un brindisi e qualche risata il tempo vola e, quando decidiamo finalmente di rientrare in camera, sono ormai le due e mezza del mattino. La pioggia continua a cadere silenziosamente sulle strade di Vilnius, ma ormai poco importa: questa prima serata ci ha già regalato uno di quei ricordi che difficilmente dimenticheremo.


La mattina seguente, purtroppo, il meteo sembra non avere alcuna intenzione di fare pace con noi. La nostra prima tappa è Katedros aikštė, la grande Piazza della Cattedrale, cuore religioso e storico della capitale lituana, ma appena arriviamo veniamo accolti da un vero e proprio diluvio. Come se non bastasse, parte della facciata della Cattedrale è nascosta da impalcature che, dal punto di vista fotografico, non sono certo il massimo.

Non possiamo essere sempre fortunati no?

Decidiamo quindi di cogliere l’occasione per visitare con calma gli interni della Cattedrale dei Santi Stanislao e Ladislao, l’edificio religioso più importante della Lituania. L’interno colpisce subito per la sua eleganza e per lo stile sobrio, molto diverso da quello di tante altre grandi cattedrali europee, e passeggiare tra le navate mentre fuori continua a piovere si rivela quasi una scelta obbligata. La fortuna, però, questa volta decide finalmente di sorriderci.

Quando usciamo, il temporale è ormai passato e, anche se il cielo è ancora attraversato da grandi nuvole scure, la pioggia ha lasciato spazio a qualche timido raggio di sole. Nei Paesi Baltici il tempo cambia con una rapidità incredibile e nel giro di pochi minuti ci ritroviamo a camminare sotto un cielo sempre più luminoso.

Per approfittare della schiarita decidiamo di raggiungere subito il punto panoramico più famoso della città: la Collina delle Tre Croci.

La salita è piuttosto ripida, ma assolutamente piacevole, e mentre guadagniamo quota assistiamo quasi in diretta alla trasformazione del cielo. Le nuvole si aprono progressivamente lasciando spazio a un azzurro sempre più intenso, fino a regalarci una splendida giornata primaverile, difficile da immaginare soltanto un’ora prima.

Arrivati in cima ci fermiamo qualche minuto semplicemente ad ammirare il panorama. Da qui Vilnius mostra tutta la sua bellezza: il campanile della Cattedrale, i tetti rossi del centro storico, le numerose chiese barocche che le hanno fatto guadagnare il soprannome di “Roma del Baltico” e, sullo sfondo, un’infinita distesa di boschi che circonda la città.

È uno di quei punti panoramici che ogni fotografo sogna di trovare.

Una panoramica di Vilnius

Dopo aver scattato parecchie fotografie e averci goduti il panorama con tutta calma, torniamo verso il centro storico, che nel frattempo si è completamente animato. Passeggiando incontriamo la splendida Chiesa di Sant’Anna, considerata uno dei capolavori del gotico baltico; la leggenda racconta che persino Napoleone Bonaparte, vedendola durante la campagna di Russia, avrebbe detto che avrebbe voluto portarla a Parigi “nel palmo della mano”.

Proseguiamo poi attraverso il verde del Giardino Bernardinai, uno dei parchi più piacevoli della città, e raggiungiamo il Bastione della cinta muraria, testimonianza delle antiche fortificazioni che proteggevano Vilnius nei secoli passati.

Complice il weekend di maggio, la città sembra vivere uno dei suoi momenti migliori. Musicisti di strada, artisti, piccoli spettacoli e tantissimi giovani riempiono le piazze del centro, creando un’atmosfera vivace ma mai caotica. È una capitale che riesce a trasmettere serenità e che invita naturalmente a rallentare il passo, osservando con calma tutto ciò che la circonda.

Prima di raggiungere la storica Università di Vilnius attraversiamo uno dei luoghi più curiosi dell’intero viaggio: Užupis, il quartiere degli artisti.

Benvenuti a Užupis!

Nel 1997 gli abitanti di questa zona proclamarono simbolicamente la nascita della Repubblica di Užupis, uno Stato immaginario che ancora oggi possiede una propria bandiera, un presidente, una moneta simbolica e perfino una Costituzione, tradotta in decine di lingue e affissa lungo un muro del quartiere. Tra gli articoli più celebri si possono leggere frasi come “Ogni persona ha il diritto di essere felice” oppure “Ogni persona ha il diritto di essere infelice”, un messaggio semplice ma capace di raccontare perfettamente lo spirito libero e creativo di questo luogo.

Passeggiare tra le sue vie è come entrare in una città nella città: piccole gallerie d’arte, murales, sculture e cortili nascosti rendono Užupis uno dei quartieri più caratteristici di tutta Vilnius.

Dopo aver visitato anche l’Università, una delle più antiche dell’Europa orientale, manca ormai soltanto l’ultimo grande simbolo della città: la Torre di Gediminas, che ci aspetta sulla collina poco distante e che sarà il luogo perfetto per concludere questa intensa giornata

La splendida Torre di Gediminas

La salita è piuttosto breve ma abbastanza ripida e, mentre percorriamo il sentiero che porta in cima alla collina, la vista sulla città diventa sempre più ampia. La fatica dura pochi minuti e viene ampiamente ripagata non appena raggiungiamo la terrazza panoramica.

Quella che oggi domina lo skyline della capitale è l’unica parte rimasta dell’antico Castello Superiore, costruito nel XIV secolo dal Granduca Gediminas, il sovrano considerato il fondatore della moderna Vilnius. Secondo la leggenda, durante una battuta di caccia Gediminas si addormentò proprio su questa collina e sognò un enorme lupo di ferro che ululava con la forza di cento animali. I sacerdoti interpretarono quel sogno come un segno del destino: in quel luogo sarebbe sorta una città tanto potente da far sentire la propria fama in tutto il mondo. Da quel momento iniziò la storia di Vilnius.

Che sia leggenda o realtà poco importa, perché da quassù si capisce perfettamente perché questo luogo sia stato scelto come cuore della città. Davanti ai nostri occhi si apre un panorama magnifico: il campanile della Cattedrale, i tetti rossi del centro storico dichiarato Patrimonio UNESCO, le guglie delle chiese che svettano ovunque e, più in lontananza, i quartieri moderni attraversati dal fiume Neris. È senza dubbio uno dei punti panoramici più belli che abbiamo visitato nei Paesi Baltici.

Ci prendiamo tutto il tempo necessario per fotografare Vilnius da ogni angolazione possibile, ma ben presto ci rendiamo conto di un piccolo dettaglio: sono appena le quattro del pomeriggio, mentre il tramonto è previsto soltanto intorno alle nove e mezza. Cinque ore sono decisamente troppe da trascorrere aspettando sulla collina al freddo, così decidiamo di cambiare completamente programma.

Per una volta mettiamo da parte monumenti e musei e ci dedichiamo a una delle attività che ci riesce meglio durante ogni viaggio: mangiare. Sì, avete capito bene.

Sono le quattro del pomeriggio e noi… andiamo direttamente a cena.

Dopotutto, quando si viaggia gli orari diventano un semplice dettaglio.

Lo “spuntino” delle 16

Troviamo un locale tipico dove ordiniamo un ricco tagliere di specialità lituane: salumi affumicati, formaggi locali, qualche piatto fritto da condividere e naturalmente una buona birra artigianale, rigorosamente IPA. Tra una chiacchiera e l’altra il tempo vola via senza quasi accorgercene e, quando usciamo dal ristorante, il cielo ha già iniziato a cambiare colore. Le nuvole stanno tornando.

Arriviamo giusto in tempo!

Questa volta, però, sembrano volerci regalare qualcosa di speciale.

Risalendo verso la Torre di Gediminas ci accorgiamo che il sole sta lentamente trovando un varco proprio sotto lo strato di nuvole e, una volta arrivati in cima, assistiamo a uno spettacolo che da solo vale il viaggio.

Il cielo si accende improvvisamente di sfumature rosse, arancioni e viola, mentre gli ultimi raggi di sole illuminano il centro storico e fanno brillare il campanile della Cattedrale. Tutta Vilnius sembra cambiare colore nel giro di pochi minuti e, come spesso accade, sono proprio le nuvole che al mattino avevamo tanto maledetto a regalarci il tramonto più bello del weekend.

Per chi ama la fotografia questi sono momenti preziosi. Montiamo il cavalletto, aspettiamo che le luci della città inizino ad accendersi e ci dedichiamo con calma alle fotografie notturne. Ogni scatto richiede tempo, pazienza e qualche minuto di esposizione, ma quando sul display della macchina fotografica iniziano ad apparire le prime immagini capiamo subito che l’attesa è stata ripagata.

Attimi che tolgono il fiato!

Purtroppo il meteo lituano non perde occasione per ricordarci quanto sia imprevedibile. Mentre stiamo ultimando gli ultimi scatti, le prime gocce di pioggia ricominciano a cadere e, nel giro di pochi minuti, il cielo torna nuovamente a chiudersi del tutto e in un attimo ricominicia a piovere: è proprio ora di andare verso il letto a riposare!


La mattina seguente il programma è completamente diverso. Di Vilnius siamo riusciti a vedere praticamente tutto quello che ci eravamo prefissati, così questa volta lasciamo la capitale per raggiungere uno dei luoghi simbolo della Lituania: il Castello di Trakai.

Il tipico paesino di Trakai

Prendiamo il treno di prima mattina e, dopo un viaggio di poco più di mezz’ora attraverso boschi e campagne, arriviamo in questa piccola cittadina immersa nel verde. Fin dai primi passi ci rendiamo conto che l’atmosfera è completamente diversa rispetto a Vilnius. Le strade sono tranquille, le case basse e curate, molte decorate con fiori e tulipani, e il ritmo sembra decisamente più rilassato.

Passeggiando verso il lago scopriamo anche un po’ della storia di questo luogo. Trakai fu una delle antiche capitali del Granducato di Lituania e, tra il XIV e il XV secolo, rappresentò uno dei più importanti centri politici e militari dell’intera regione. Il castello venne costruito per volontà del granduca Kęstutis e completato successivamente dal figlio Vitoldo il Grande, che lo trasformò nella propria residenza. La scelta di edificarlo su un’isola al centro del lago Galvė, collegandolo alla terraferma soltanto attraverso lunghi ponti di legno, non fu casuale: in questo modo la fortezza risultava estremamente difficile da espugnare e divenne uno dei principali baluardi difensivi del Granducato.

Dopo circa mezz’ora di cammino il castello compare finalmente davanti ai nostri occhi e, nonostante lo avessimo visto in centinaia di fotografie, dal vivo riesce comunque a stupire.

Le mura in mattoni rossi si riflettono nelle acque del lago creando uno scenario che sembra uscito direttamente da una fiaba medievale.

Il castello di Trakai

Purtroppo, però, ci aspetta anche la delusione più grande dell’intero weekend: il portale principale e due delle torri sono completamente coperti da impalcature e da un’enorme rete verde a causa dei lavori di restauro. Dal punto di vista fotografico è davvero un peccato, soprattutto considerando che era uno dei luoghi che Leo desiderava immortalare da anni.

La corte interna di Trakai

Ormai, però, siamo qui e decidiamo di prenderla con filosofia. In fondo i restauri servono proprio a conservare questi luoghi per il futuro, quindi non ci resta che goderci comunque la visita.

Percorriamo con calma le passerelle che circondano il lago cercando gli scorci migliori e, una volta entrati all’interno del castello, ci lasciamo trasportare dalla sua atmosfera medievale. Le sale ospitano collezioni di armature, armi, documenti storici e oggetti della vita quotidiana dell’epoca, oltre a qualche strumento di tortura che ricorda quanto fosse diversa la giustizia di quei secoli. La visita ci coinvolge molto più del previsto e, senza rendercene conto, trascorriamo qui gran parte della mattinata.

Verso l’ora di pranzo arriva anche uno degli episodi più divertenti del viaggio. Decidiamo di concederci una birra in riva al lago ma, per qualche misterioso motivo, quella bottiglia sembra non avere alcuna intenzione di aprirsi. Dopo numerosi tentativi, e quasi dieci minuti passati a cercare una soluzione, riusciamo finalmente nell’impresa utilizzando un palo di ferro come apribottiglie improvvisato. Una scena decisamente poco elegante, ma che ancora oggi ci strappa un sorriso.

Tra würstel e Cepelinai

Con la sete finalmente placata, torniamo verso il centro del paese e ci fermiamo a pranzo da Blynų Namai, una locanda molto apprezzata dove assaggiamo alcuni dei piatti più tipici della cucina lituana. Tra grandi frittelle di patate, i celebri cepelinai – enormi gnocchi di patate ripieni di carne e serviti con panna acida e pancetta – e altre specialità locali, la fame sparisce nel giro di pochi minuti.

Il tempo, però, è ormai agli sgoccioli. Prima di riprendere il treno ci concediamo ancora qualche fotografia sulle rive del lago Galvė, dove il castello continua a riflettersi sull’acqua regalando uno degli scorci più belli dell’intero viaggio.

È arrivato il momento di tornare verso l’aeroporto e salutare la Lituania. Vilnius ci ha conquistati con il suo elegante centro storico, con il quartiere artistico di Užupis e con un meteo imprevedibile che ci ha fatto passare dalla pioggia al sole nel giro di pochi minuti; Trakai, invece, ci ha regalato l’atmosfera di una vera fiaba medievale, dimostrando ancora una volta quanto i Paesi Baltici sappiano sorprendere anche chi pensa di conoscerli già.

Un altro tassello si aggiunge alla nostra collezione di viaggi nel Nord Europa. Ormai manca soltanto una capitale baltica all’appello… ma quella sarà un’altra avventura.