CONERO: IL GIOIELLO NASCOSTO DELLE MARCHE TRA MARE, NATURA E AVVENTURA

Ogni volta che percorriamo l’autostrada in direzione Pescara, superando Ancona e osservando dal finestrino quelle colline che sembravano tuffarsi direttamente nel mare, lo diciamo sempre: “Prima o poi dobbiamo fermarci qui e fare un bel weekend lungo”. Il Parco Naturale del Conero era da tempo nella nostra lista dei luoghi da visitare e finalmente, approfittando del ponte del 2 giugno, arriva l’occasione giusta per scoprire questa zona delle Marche tanto famosa quanto ancora sorprendente.

L’idea del viaggio è quella di creare il giusto equilibrio tra mare e scoperta: qualche momento di puro relax sulle spiagge più belle della Riviera del Conero, ma anche borghi storici, panorami mozzafiato, qualche piccolo trekking e, naturalmente, tanti punti perfetti per la fotografia.

Il solito bagaglio “leggero”

Come spesso succede nelle nostre partenze, anche questa volta per un viaggio di appena tre giorni sembriamo prepararci per un mese intero. Tra frigo portatile, borse termiche, zaini, valigie e tutto il necessario per ogni possibile evenienza, la macchina in pochi minuti si trasforma in un piccolo appartamento itinerante pronto a macinare chilometri.

Partiamo direttamente dopo lavoro, un po’ stanchi ma con la voglia di iniziare questa nuova avventura. Per fortuna il viaggio scorre senza particolari problemi: niente code, nessun imprevisto, cosa abbastanza rara nei nostri spostamenti. Quando compare il cartello dell’uscita di Ancona capiamo che finalmente siamo arrivati nella zona del Conero, quella che per anni avevamo solo attraversato senza mai fermarci davvero.

La prima missione, però, è stata trovare un posto dove dormire. Il ponte del 2 giugno, infatti, è uno dei periodi più richiesti dell’anno e le strutture della zona ne approfittano parecchio: trovare una sistemazione economica, magari con una cucina per poterci organizzare anche qualche pasto, sembra quasi impossibile. Tra una telefonata e l’altra incappiamo in un piccolo B&B immerso nella campagna vicino a Castelfidardo, gestito da una famiglia di origine napoletana. Non sarà forse la classica sistemazione vista mare, ma fin dal primo momento capiamo che sarà proprio questa particolarità a rendere il soggiorno più interessante.

Arriviamo verso le 23 e ad accoglierci troviamo il figlio dei proprietari, che ci apre il cancello di questa caratteristica cascina e inizia subito a raccontarci tutte le attrazioni dei dintorni. Il problema è solo uno: l’orario non è proprio quello ideale per una visita panoramica.

“Guardate, da quella parte c’è Castelfidardo”, ci dice indicando il paesaggio… peccato che fosse completamente buio. “Lì invece potete vedere quest’altro posto”, ma anche in questo caso dobbiamo affidarci alla fantasia.

Tra una risata e l’altra, però, quella che doveva essere una semplice consegna delle chiavi diventa quasi una visita guidata completa della proprietà: la camera, il giardino, gli spazi comuni e ogni angolo della cascina vengono raccontati con grande entusiasmo. Stanchi dal viaggio ma già divertiti dalla situazione, ci ritiriamo finalmente a dormire, pronti per iniziare la nostra esplorazione del Conero.


La mattina seguente facciamo finalmente conoscenza con il padrone di casa: Gaetano. Cinquant’anni, napoletano DOC, un carattere molto espansivo e quella simpatia tipica di chi riesce a trasformare una semplice colazione in un racconto pieno di storie e consigli. Anche lui, naturalmente, ci suggerisce una lunga lista di luoghi da visitare, con indicazioni praticamente opposte rispetto a quelle ricevute poche ore prima dal figlio. Noi ascoltiamo volentieri, ma avevamo già studiato il nostro itinerario e decidiamo di seguire il programma che avevamo costruito.

La bellissima piazza di Loreto nella tranquillità di prima mattina

La prima tappa della giornata è Loreto, una città che vedevamo sempre dall’autostrada durante i nostri viaggi verso sud e che finalmente abbiamo l’occasione di visitare.

Dominata dalla maestosa Basilica della Santa Casa, Loreto è uno dei luoghi religiosi più importanti d’Italia. Secondo la tradizione, proprio all’interno della basilica sarebbe custodita la casa di Nazareth dove visse la Vergine Maria, trasportata fino a qui secondo il racconto religioso. Al di là dell’aspetto spirituale, la basilica colpisce per la sua imponenza architettonica e per il grande patrimonio artistico che custodisce.

Arriviamo abbastanza presto e riusciamo a godercela con una piacevole tranquillità: passeggiamo nella piazza principale, osserviamo gli scorci sulla collina e ci perdiamo tra le vie del centro storico senza la confusione tipica dei luoghi molto visitati.

Questa tranquillità, però, dura poco. In breve tempo iniziano ad arrivare gruppi organizzati, pellegrini e visitatori, trasformando completamente l’atmosfera del paese. È il momento giusto per ripartire e lasciare spazio alla vera destinazione della giornata.

Prima di andarcene, però, facciamo una rapida sosta gastronomica: un trancio di pizza al volo e uno tenuto strategicamente da parte per il pomeriggio, perché durante i nostri viaggi non si sa mai quando possa tornare utile. Riprendiamo quindi la macchina in direzione della Riviera del Conero.

Il Monte Conero, con i suoi oltre 500 metri di altezza, rappresenta una vera eccezione lungo la costa marchigiana: un promontorio ricoperto di macchia mediterranea che si getta direttamente nel mare creando calette nascoste, pareti rocciose e panorami completamente diversi rispetto alle classiche spiagge sabbiose della regione.

Si inizia!!

La nostra prima tappa è Numana, uno dei simboli del Conero. Questo piccolo borgo, con origini antichissime che risalgono ai Piceni e ai Greci, oggi conserva il fascino di un paese sospeso tra collina e mare, con vicoli caratteristici e terrazze panoramiche che regalano viste incredibili sull’Adriatico.

Al porto di Numana ci attende una barca della compagnia Conero d’amare, pronta a portarci alla scoperta della costa dal suo punto di vista più spettacolare: il mare.

Incontriamo il nostro capitano Pietro e, appena lasciato il porto, iniziamo a navigare verso nord lungo una delle coste più belle delle Marche. Dal mare il Conero mostra tutta la sua magia: le pareti bianche del monte, la vegetazione che arriva quasi fino all’acqua e il contrasto tra il verde intenso della natura e il blu dell’Adriatico creano uno scenario quasi da cartolina.

Durante la navigazione passiamo davanti ad alcune delle spiagge e baie più famose della zona, come la Spiaggia del Frate, San Michele, i Sassi Neri e la celebre Spiaggia delle Due Sorelle, forse il simbolo assoluto della Riviera del Conero.

Dopo circa un’ora arriviamo alla nostra prima sosta: la Cala dei Gabbiani, una piccola baia selvaggia e incontaminata raggiungibile praticamente solo via mare.

Qui finalmente arriva il momento più atteso: il primo bagno nelle acque del Conero.

Primo tuffo!

L’acqua è fresca, forse ancora un po’ troppo per la stagione, ma il colore del mare e la tranquillità del luogo fanno dimenticare qualsiasi cosa. Per completare il momento, naturalmente, non può mancare un piccolo aperitivo a bordo: prosecco e taralli, perché anche in mezzo al mare un po’ di tradizione veneta deve sempre essere presente.

Dopo esserci goduti la tranquillità della Cala dei Gabbiani, è tempo di rimettersi in navigazione e continuare la nostra esplorazione della Riviera del Conero dal mare. Ripartiamo quindi verso nord seguendo la costa fino ad arrivare in uno dei punti più particolari del Conero: lo Scoglio del Trave, una lunga formazione rocciosa che si protende nel mare per diverse centinaia di metri e che rappresenta uno dei simboli naturali della zona. Qui il paesaggio cambia completamente: l’acqua diventa più bassa, il fondale assume tonalità più verdi e la presenza di alghe rende l’ambiente molto diverso rispetto alla prima sosta.

Brindiamo al nostro naufragio!

È il momento della seconda pausa snorkeling. Tecla, però, questa volta decide saggiamente di osservare tutto dalla barca: il fondale meno invitante e la presenza di parecchia vegetazione marina non la convincono molto. Io invece, da buon esploratore, non posso farmi scappare l’occasione e approfitto comunque di questo angolo particolare del Conero.

Anche qui, naturalmente, non può mancare una piccola pausa in perfetto stile vacanza: secondo giro di prosecco, qualche risata e il piacere di stare semplicemente in mezzo al mare senza guardare l’orologio.

Peccato che, come spesso succede quando ci si sta divertendo, il tempo voli letteralmente. Arriva il momento di rientrare verso Numana e ci aspettiamo una tranquilla navigazione di ritorno, magari godendoci ancora una volta il panorama della costa. Invece il Conero decide di regalarci un’altra sorpresa. Proprio nel momento meno opportuno, infatti, la barca inizia ad avere problemi e il nostro rientro si trasforma in una piccola avventura. Restiamo fermi al largo del promontorio mentre il nostro capitano Pietro cerca una soluzione chiamando un collega per poterci riportare in porto.

La scena diventa quasi surreale: arriva un’altra imbarcazione, ma invece di rimorchiarci preferisce far salire tutti i passeggeri sulla sua barca, probabilmente per una questione di sicurezza. In pochi minuti ci ritroviamo quindi tutti stretti e ammassati su un altro motoscafo, direzione Numana a tutta velocità.

E così, mentre noi torniamo “comodamente” verso terra sulla barca “di salvataggio”, qualche tempo dopo arriva anche il nostro capitano Pietro, questa volta molto più lentamente, con il suo motoscafo ormai ridotto ai minimi termini.

Decidiamo di trascorrere il resto del pomeriggio nella spiaggia di Numana. Non sarà forse la più spettacolare del Conero, ma dopo una giornata in barca è il luogo perfetto per rilassarci, fare un ultimo bagno e semplicemente goderci qualche ora senza programmi.

Ma la giornata non è ancora finita. Per il tramonto avevamo già scelto il nostro punto panoramico: il Bar Belvedere, sulla strada del Monte Conero, uno dei luoghi più conosciuti per ammirare dall’alto la Riviera e osservare il sole scendere dietro la costa.

Sirolo, vista dal Bar Belvedere

Arrivati sul posto scopriamo però un piccolo dettaglio che non avevamo considerato: per poter rimanere lì fino al tramonto bisogna consumare. Poco male, alla fine siamo in vacanza e decidiamo di prenderci una birretta e aspettare lo spettacolo.

Il problema è che tra l’orario dell’aperitivo e il tramonto vero e proprio non passa mezz’ora, ma quasi un’eternità. Noi infatti volevamo aspettare non solo il calare del sole, ma anche l’ora blu, quel momento magico in cui le luci di Sirolo, Numana e della costa fino a Porto Recanati e Civitanova Marche iniziano lentamente ad accendersi.

All’inizio il cameriere ci lascia tranquilli, poi però capisce che probabilmente quel tavolo resterà occupato molto più del previsto e che difficilmente potrà utilizzarlo per la cena. La soluzione? Gentilmente ci “convince” a mangiare qualcosa.

Noi, che avevamo già programmato la cena con la nostra carne pronta nella cascina, decidiamo di optare per qualcosa di semplice: un ottimo piatto di pomodori ripieni che, alla fine, ci accompagnerà praticamente per tutta la serata. Con le nostre birrette, il piatto sul tavolo e una vista incredibile davanti agli occhi, aspettiamo pazientemente il tramonto. Il cielo forse non regala il colore esplosivo che avevamo immaginato, complice qualche velatura di troppo, ma poco importa: essere lì, sopra il Conero, con la vista che spazia sul mare e sui borghi illuminati, è già uno spettacolo.

Da Sirolo a Civitanova Marche in uno scatto

Quando finalmente decidiamo di rientrare verso il nostro alloggio pensiamo che la giornata sia ormai conclusa. In realtà un’altra sorpresa deve ancora arrivare.

Rientriamo alla cascina ormai in tarda serata e troviamo una scena che sembra uscita da un film: tutto il giardino è animato da una grande tavolata. Gaetano, la famiglia e altri ospiti stanno guardando la partita dell’Inter e mangiando tutti insieme, anche l’amante di Gaetano a quanto pare! Ci invitano subito a unirci alla festa e, naturalmente, non possiamo rifiutare.

Dopo il nostro primo round al Bar Belvedere con i pomodori ripieni, inizia quindi il secondo tempo della serata: mozzarella, focacce, torte, specialità varie e ogni genere di prelibatezza arriva sulla tavola. Per ringraziarli decidiamo anche di offrire una bottiglia di vino che avevamo portato da casa. Una scelta apparentemente innocente, ma che si rivela quasi pericolosa: l’amante di Gaetano, infatti, dopo averla terminata, riesce anche a rovesciare una delle candele sulla tovaglia rischiando di trasformare una tranquilla cena in un disastro totale stile film comico! Come se non bastasse, ricordiamo che noi avevamo ancora la nostra carne pronta da cucinare… E quindi parte il terzo round.

Tra una portata e l’altra, una bottiglia di vino, racconti di vita e storie quasi incredibili, la serata prosegue fino a notte inoltrata. Una di quelle situazioni che non avevamo programmato minimamente, ma che alla fine diventano uno dei ricordi più belli del viaggio.

Stanchi ma felici, andiamo finalmente a dormire con la sensazione di aver vissuto non solo una giornata di mare e panorami, ma una vera esperienza marchigiana/napoletana fatta di persone, risate e momenti impossibili da organizzare.


Dopo l’intensa giornata di ieri il programma per oggi è molto più semplice: nessuna corsa, nessun orario da rispettare e soprattutto tanto relax.

Il Conero, infatti, non è solo un luogo da fotografare e scoprire, ma anche una destinazione perfetta per rallentare, godersi il mare e lasciarsi trasportare dai ritmi della costa.

La mattina decidiamo comunque di provare a sfruttare le prime ore della giornata per qualche scatto fotografico. L’obiettivo è raggiungere la famosa Spiaggia della Vela di Portonovo, uno degli angoli più iconici del Conero, caratterizzata dal grande scoglio a forma di vela che emerge dall’acqua e che è diventato uno dei simboli della Riviera. Purtroppo, però, ci dimentichiamo un piccolo dettaglio: siamo nel ponte del 2 giugno.

Già a metà mattina la situazione è quella tipica delle località più famose in alta stagione. La strada verso Portonovo è completamente piena e i parcheggi sono ormai esauriti. L’unica alternativa sarebbe lasciare la macchina molto distante e affrontare diversi chilometri a piedi, soluzione sicuramente affascinante ma non proprio ideale considerando che l’obiettivo della giornata era principalmente rilassarci.

La spiaggia di San Michele, una delle perle del Conero

Decidiamo quindi di cambiare programma e optare per una giornata di mare più tranquilla.

La scelta ricade sulla Spiaggia di San Michele, una delle spiagge più belle e conosciute di Sirolo. Situata ai piedi del Monte Conero, questa spiaggia rappresenta perfettamente il carattere della Riviera: acqua trasparente, ciottoli chiari, pareti verdi che scendono verso il mare e quella sensazione di essere in un luogo molto più selvaggio rispetto alle classiche località balneari.

Numana

Qui finalmente ci concediamo qualche ora di puro relax. Il sole di giugno, però, non perdona e ben presto la situazione cambia: i sassi della spiaggia iniziano a diventare bollenti e camminare senza scarpe diventa quasi una prova di sopravvivenza. Dopo qualche ora decidiamo quindi di abbandonare temporaneamente la spiaggia e rifugiarci nel centro di Numana per un pranzo veloce e soprattutto per un gelato rinfrescante.

Ma il mare non è ancora finito. Per il pomeriggio abbiamo infatti in programma una spiaggia decisamente più impegnativa: la Spiaggia di Mezzavalle, uno degli angoli più selvaggi e autentici del Conero.

A differenza delle spiagge più facilmente raggiungibili, Mezzavalle richiede un piccolo sforzo. Per arrivarci bisogna affrontare un sentiero in discesa abbastanza ripido, che al ritorno ovviamente si trasforma in una bella salita sotto il sole.

Con le nostre scarpette da scogli del tutto inadatte adatte e un po’ di spirito d’avventura iniziamo la discesa. Dopo circa mezz’ora abbondante di cammino finalmente appare davanti ai nostri occhi questo angolo di costa ancora molto naturale: niente stabilimenti, niente strutture invasive, solo mare, rocce e natura.

Ci concediamo un bagno rigenerante e qualche ora di tranquillità, approfittando di una spiaggia molto meno caotica rispetto alle precedenti. Dopo giorni passati a correre da una parte all’altra, è forse proprio questo il momento più rilassante della vacanza.

Finalmente relax a Mezzavalle!

Quando il sole inizia lentamente a nascondersi dietro il Monte Conero e la spiaggia viene avvolta dall’ombra, capiamo che è arrivato il momento di affrontare la salita.

Il “semplice” sentiero che porta in spiaggia

E qui arriva il conto da pagare. La discesa era sembrata quasi una passeggiata, ma la risalita sotto il caldo pomeridiano mette alla prova le nostre gambe. Con qualche pausa strategica e tanta acqua, però, riusciamo a tornare alla macchina soddisfatti.

Per il tramonto abbiamo in mente qualcosa di diverso rispetto al giorno precedente.

Durante gli spostamenti tra la costa e l’entroterra avevamo notato una strada panoramica immersa tra colline, vigneti e uliveti: la Strada del Rosso Conero, nella zona tra Camerano e il Monte Conero.

Questa parte dell’entroterra marchigiano è forse meno conosciuta rispetto alla costa, ma racchiude un fascino incredibile: dolci colline coltivate, piccoli borghi storici e panorami che sembrano quasi dipinti. Dopo qualche giro di ricognizione troviamo il punto perfetto lungo la strada, un piccolo angolo con vista aperta sulle campagne dove fermarci ad aspettare il tramonto.

Le condizioni non sono esattamente quelle che speravamo. Qualche nuvola di troppo e una leggera foschia limitano un po’ lo spettacolo fotografico che avevo immaginato, ma alla fine non possiamo certo lamentarci. Siamo immersi nelle campagne marchigiane, con il sole che scende lentamente tra le colline e il silenzio interrotto solo dai rumori della natura, che si può volere di più?

Strada panoramica Poggio – Camerano

Arriva l’ora di cena e, visto che siamo praticamente a pochi chilometri dalla nostra cascina, decidiamo di cercare qualcosa di locale senza allontanarci troppo. In mezzo alla campagna troviamo una piccola trattoria ancora aperta: La Donzelletta.

Esattamente la serata che volevamo!

Il menù è esattamente quello che speravamo di trovare: cucina marchigiana semplice ma gustosa. Ci concediamo delle ottime tagliatelle ai funghi porcini, pasta al cinghiale, piadine e naturalmente un buon bicchiere di vino tipico.

Dopo una giornata così intensa, finalmente ci godiamo una serata tranquilla e, cosa quasi incredibile considerando i nostri ritmi abituali, questa volta riusciamo anche ad andare a dormire a un orario decente. Domani però ci aspetta l’ultima grande avventura del Conero: non più mare, ma sentieri e panorami dall’alto.


La mattina seguente salutiamo velocemente Gaetano e la sua famiglia, anche se con loro non è mai semplice “scappare”: ogni conversazione potrebbe trasformarsi in un’altra ora di racconti, consigli e risate, sono persone che probabilmente non dimenticheremo facilmente.

Oggi il programma è dedicato al lato più selvaggio del Conero: vogliamo affrontare uno dei trekking più famosi della zona per raggiungere il Passo del Lupo, il punto panoramico più spettacolare per ammirare la celebre Spiaggia delle Due Sorelle. Lasciamo la macchina nei pressi di Fonte d’Olio, vicino al nostro ormai conosciutissimo Bar Belvedere, e iniziamo il percorso.

Il sentiero attraversa una splendida area boschiva del Monte Conero, caratterizzata principalmente da lecci, pini e vegetazione mediterranea. Camminare sotto questi alberi, con il profumo della macchia e gli scorci improvvisi sul mare, rende il percorso già un’esperienza prima ancora di arrivare alla destinazione finale. Dopo circa un’ora di cammino tra salite e discese raggiungiamo finalmente il famoso Passo del Lupo.

Davanti a noi compare la Spiaggia delle Due Sorelle, uno dei luoghi simbolo del Conero, chiamata così per i due caratteristici faraglioni bianchi che emergono dal mare e che ricordano appunto due sorelle vicine. La vista è spettacolare.

La Spiaggia delle Due Sorelle: simbolo del Parco Naturale del Conero
La distanza tra noi e le due sorelle..

La spiaggia appare molto lontana sotto di noi. Da diversi anni, infatti, l’accesso via terra è stato vietato per motivi di sicurezza: il sentiero di discesa è molto ripido e instabile e, dopo alcuni episodi problematici, le autorità hanno deciso di impedirne il passaggio.

L’inizio del tratto attrezzato

Anche se vediamo alcune persone tentare comunque la discesa, decidiamo saggiamente di non rischiare. Con l’attrezzatura giusta e gli scarponi probabilmente sarebbe anche possibile, ma il gioco non vale la candela: una volta arrivati laggiù avremmo semplicemente fatto un bagno, cosa che possiamo tranquillamente fare anche in altri punti della Riviera. Soddisfatti comunque di aver raggiunto il nostro obiettivo principale, decidiamo di rientrare senza completare tutto l’anello del trekking, che avrebbe richiesto ancora diverse ore. La giornata è calda e il richiamo del mare è troppo forte.

Torniamo quindi verso Sirolo per goderci le ultime ore di questa vacanza sulla costa. Dopo aver lasciato la macchina lontano dal centro, affrontiamo la discesa verso la spiaggia Urbani e veniamo subito ripagati dalla vista dall’alto: il colore turchese del mare, visto dalla strada panoramica, è uno di quei ricordi che rimangono impressi. Arrivati in spiaggia ci concediamo finalmente un ultimo bagno.

La tranquillità però è relativa: essendo una delle spiagge più famose della zona, è abbastanza affollata e tra palloni, famiglie e movimento continuo non è proprio il luogo ideale per un pisolino. Un bagno nell’acqua del Conero, qualche fotografia alla famosa grotta Urbani e un po’ di relax sono il modo perfetto per salutare questa terra.

La Grotta Urbani

Nel tardo pomeriggio arriva il momento di ripartire. La navetta che collega la spiaggia al parcheggio ci evita una bella salita sotto il sole e un autista gentilissimo decide addirittura di accompagnarci direttamente alla macchina, probabilmente impietosito dopo aver visto quanto lontano avevamo parcheggiato.

Piadina tatticaaaa

Riprendiamo quindi la strada verso casa, consapevoli però che il viaggio non è ancora finito: come spesso accade, nei pressi di Bologna troviamo il classico traffico infinito. Decidiamo quindi di uscire dall’autostrada verso Ravenna e fermarci in mezzo alla campagna per una pausa immancabile: una buona piadina romagnola.

Il Conero ci ha regalato molto più di quello che immaginavamo: mare spettacolare, panorami incredibili, piccoli borghi, trekking nella natura e soprattutto incontri speciali, la prossima volta che attraverseremo questa terra la mente non potrà che tornare a questi fantastici giorni!