MONACO DI BAVIERA: DOVE IL NATALE PRENDE VITA TRA MERCATINI, BIRRERIE E TRADIZIONI BAVARESI

Ogni viaggio nasce sempre da un’idea, da una voglia, da quella piccola scintilla che piano piano prende forma fino a diventare un progetto vero e proprio. Questa volta era ancora più speciale, perché dopo tanti viaggi organizzati in due, o al massimo in tre, per una volta non saremmo partiti soltanto io e Tecla, ma avremmo condiviso questa esperienza anche con due compagni di viaggio d’eccezione: i miei cugini Carlo e Andrea.

L’obiettivo era uno solo: vivere la magia dei mercatini di Natale di Monaco di Baviera.

Da tempo cercavamo un luogo dove respirare quell’atmosfera natalizia autentica, quella fatta di luci calde, casette di legno, profumo di cannella e vin brulé, piazze illuminate e tradizioni che sembrano arrivate direttamente da una cartolina. In fondo, soprattutto per Tecla, questo viaggio aveva proprio questo significato: riuscire a immergersi in quel clima che durante il periodo dell’Avvento rende alcune città europee completamente diverse dal solito. La scelta è quindi ricaduta su Monaco, una delle città simbolo del Natale bavarese, sfruttando il ponte dell’8 dicembre e aggiungendo un giorno in più per riuscire a viverla con calma. Quattro giorni sembravano il tempo perfetto per scoprire non solo i mercatini più famosi, ma anche l’anima della città, fatta di birrerie storiche, tradizioni locali e quell’inconfondibile calore bavarese che contrasta con il freddo pungente dell’inverno tedesco.

Per contenere i costi, però, questa volta niente comodi voli aerei: abbiamo deciso di vivere anche il viaggio come parte dell’avventura e abbiamo scelto il treno notturno dell’ÖBB che da Conegliano ci avrebbe portato direttamente a Monaco di Baviera. Già da questa scelta si capiva il mood della spedizione: meno comodità, più spirito d’avventura.

La comodità in una foto

La nostra piccola “spedizione bavarese” prende quindi il via la sera, quando saliamo sul treno e troviamo la nostra cuccetta da quattro posti completamente dedicata a noi. La sistemazione è semplice: io e Tecla nei letti superiori, Carlo e Andrea in quelli inferiori. Il piano era perfetto: salire, sistemarci, dormire qualche ora e svegliarci direttamente in Germania, peccato che la realtà fosse leggermente diversa.

La cuccetta, diciamo, non era proprio il massimo del comfort: spazi stretti, aria un po’ pesante e rumori continui rendevano difficile abbandonarsi completamente al sonno. Ma tutto sommato l’atmosfera aveva anche il suo fascino: eravamo lì, tutti insieme, diretti verso una nuova avventura, attraversando l’Europa nel cuore della notte.

Il primo risveglio arriva a Tarvisio, quando la porta della nostra cuccetta viene bussata con una certa decisione dai controllori austriaci. Diciamo che il loro metodo non era proprio quello più delicato del mondo: sembrava quasi volessero abbattere la porta più che chiedere semplicemente i documenti.

Ancora mezzi addormentati e completamente rinco, consegniamo i documenti, ma ormai il sonno è definitivamente compromesso.

La notte continua tra fermate, rumori e cambi di direzione: più che un viaggio notturno, è stato un vero e proprio viaggio della speranza.

Però, come spesso accade, tutto il disagio viene ripagato quando alle prime luci dell’alba arriviamo finalmente a Monaco di Baviera.

Si inizia

Sono circa le sei del mattino e la città è ancora immersa nel silenzio. Ci dirigiamo subito verso il centro, perché c’è una scena che aspettavamo da mesi: vedere Marienplatz.

La piazza è praticamente deserta. Davanti a noi il Neues Rathaus, il magnifico municipio neogotico simbolo della città, si staglia sotto un cielo che lentamente inizia a tingersi di rosa. Le casette dei mercatini sono ancora chiuse, le strade vuote, le luci natalizie accese ma senza il caos delle ore successive. Per qualche minuto abbiamo Monaco tutta per noi.

Ne approfittiamo per scattare qualche fotografia e soprattutto per goderci quella sensazione rara di vedere un luogo famoso nella sua versione più autentica, quando ancora non è stato conquistato dalla folla: questa tranquillità durerà molto poco.

Dopo aver lasciato i bagagli nella hall dell’Hotel Amba, proprio di fronte alla stazione centrale, decidiamo di sfruttare la mattina per iniziare a esplorare la città senza un programma troppo rigido. Quando torniamo verso Marienplatz qualche ora più tardi, però, sembra quasi di trovarci in un’altra città.La piazza che avevamo visto silenziosa all’alba è ormai completamente trasformata: le bancarelle iniziano ad aprire, la musica natalizia riempie l’aria e una moltitudine di persone si riversa tra le casette di legno. Bella sicuramente, ma forse preferivamo quella Monaco intima delle prime ore del mattino.

Il freddo bavarese però non lascia spazio a tanti pensieri. Anche con il sole, le rigide temperature invernali si fanno sentire e il modo migliore per combatterle è uno dei simboli indiscussi dei mercatini tedeschi: il vin brulé. Dato che ogni mercatino propone la propria tazza, spesso con forme e decorazioni diverse, nasce quindi una piccola missione del viaggio: trovare la tazza più bella e originale da riportare a casa come souvenir

Danze medievali

Con le mani finalmente riscaldate e un certo languorino che inizia a farsi sentire, ci spostiamo verso Wittelsbacherplatz, dove troviamo uno dei mercatini più particolari di Monaco: il mercatino medievale. Non sembra più di essere nel XXI secolo, ma di essere stati catapultati indietro nel tempo, in un villaggio bavarese del Medioevo. Le decorazioni natalizie lasciano spazio a tende, legno, fuochi e bancarelle che sembrano uscite da un’altra epoca.

Altro che souvenir moderni e calamite: qui gli oggetti esposti sono molto più particolari: pelli, oggetti artigianali, corni utilizzati come bicchieri e prodotti che richiamano il medioevo. Anche il cibo segue questa filosofia: dimentichiamo per un momento i classici snack da mercatino e ci lasciamo conquistare da focacce, spiedini di patate e specialità accompagnate naturalmente da una buona birra bavarese perché in fondo siamo in Germania, e anche il pranzo deve rispettare le tradizioni.

Finalmente nel pomeriggio la nostra camera è pronta e possiamo concederci la prima vera doccia della vacanza. Dopo una notte passata sul treno, diciamo che era un momento abbastanza atteso.

Le giornate di dicembre però sono cortissime e il sole tramonta molto presto. Dopo un breve momento di relax decidiamo di dirigerci verso l’Olympiapark, perché dalle nostre mappe abbiamo scoperto l’ennesimo mercatino di Natale…“ancora un mercatino?” penso tra me e me, ma Monaco ci dimostrerà presto che ogni mercatino ha una propria anima.

Il problema è che siamo un po’ in ritardo rispetto al tramonto e quando arriviamo nella zona dell’Olympiapark dobbiamo letteralmente correre verso la cima della collina del parco per raggiungere il punto panoramico. La fatica viene però completamente ripagata.

L’Olympiapark è uno dei luoghi più iconici della Monaco moderna. Nato per ospitare i Giochi Olimpici del 1972, rappresenta ancora oggi un esempio straordinario di architettura e design, con le sue strutture dalle forme leggere e futuristiche, il grande tetto sospeso e gli enormi spazi verdi che lo circondano.

Arriviamo in cima senza quasi più fiato, ma davanti a noi si apre una vista spettacolare: da una parte il parco olimpico con le sue geometrie e i suoi prati, dall’altra la città di Monaco che lentamente si illumina, con sullo sfondo le Alpi bavaresi. È uno di quei momenti in cui una fotografia diventa quasi secondaria, perché prima ancora di scattare bisogna semplicemente fermarsi e guardare.

Olympiapark all’ora blu

Io e Tecla rimaniamo lì ad aspettare il tramonto e il momento in cui le luci della città iniziano ad accendersi, mentre Carlo e Andrea decidono di cercare un posto più caldo. La loro destinazione è ovviamente una birreria: la leggendaria Hofbräuhaus. Fondata nel 1589 come birreria della corte bavarese dai duchi Wittelsbach, è probabilmente il locale più famoso di Monaco e uno dei luoghi dove si respira maggiormente la tradizione bavarese. Nel corso dei secoli è diventata un vero punto di incontro per abitanti e viaggiatori, un posto dove la birra non è semplicemente una bevanda, ma un elemento della cultura locale.

E via!

Dopo una serie di telefonate concitate, nelle quali Andrea era convinto che il nostro tavolo sarebbe stato assegnato a qualcun altro se non fossimo arrivati in fretta, decidiamo di abbandonare il panorama dell’Olympiapark e di raggiungerli il più velocemente possibile. Entrare all’ Hofbräuhaus significa immergersi in un mondo completamente diverso: tavoli in legno condivisi, enormi boccali, musica tradizionale e quell’atmosfera rumorosa ma accogliente tipica delle grandi birrerie tedesche.

Arriva il momento del primo Maß, il classico boccale da un litro di birra. Non sarà magari una particolare IPA artigianale come quelle che si trovano oggi in molti locali moderni, ma qui la birra ha un significato diverso: è tradizione, storia e convivialità.

Poi arriva il cibo: Würstel, stinco di maiale, patate, purè e specialità tipiche riempiono il tavolo. Sono piatti semplici, abbondanti e sostanziosi, esattamente quello che serve dopo una giornata passata al freddo tra mercatini e fotografie.

Finalmente se magna

Ma il momento più bello arriva quando saliamo al piano superiore della birreria, la parte forse più caratteristica e storica del locale. Qui troviamo un ambiente ancora più suggestivo: grandi sale, decorazioni tradizionali e una band che suona musica bavarese, accompagnata da persone che cantano e brindano e seguendo melodie locali. È uno di quei momenti in cui capisci che non stai semplicemente cenando in un ristorante, ma stai vivendo una tradizione che esiste da centinaia di anni.

La serata si conclude nel modo più semplice possibile: prima di tornare nel nostro piccolo “covo” vicino alla stazione facciamo tappa dal nostro kebabbaro di fiducia per comprare qualche birra da portare in camera.


Il secondo giorno completo a Monaco si presenta molto diverso dal primo.

Il cielo grigio e una fastidiosa foschia ci accompagnano fin dal mattino, trasformandosi poi in una vera e propria nebbia. Non proprio il clima ideale per passeggiare all’aperto, ma ogni viaggio ha anche questi momenti, e a volte il brutto tempo diventa l’occasione perfetta per scoprire luoghi diversi. La nostra scelta ricade sul Deutsches Museum, uno dei musei scientifici e tecnologici più grandi al mondo.

Deutsches Museum

Fondato nel 1903 sull’isola del fiume Isar, nasce con l’obiettivo di raccontare il progresso dell’uomo attraverso la tecnica e le invenzioni che hanno cambiato la storia. Non è un semplice museo da visitare velocemente: è un vero viaggio attraverso secoli di innovazione.

Appena entriamo nelle prime sale capiamo subito la sua grandezza: dalle enormi macchine industriali agli aerei sospesi, dai motori alle invenzioni che hanno rivoluzionato i trasporti, ogni spazio racconta una parte della storia dell’ingegno umano.

Il museo è talmente vasto che sembra quasi impossibile riuscire a vedere tutto in una sola giornata. Piano dopo piano continuiamo a scoprire nuove sezioni, alternando momenti più tecnici ad altri semplicemente spettacolari.

Stanco capooo

Tra una sala e l’altra arriva anche il momento del pranzo sulla terrazza del museo, una pausa perfetta prima di continuare la visita. In realtà, se fosse stato per Carlo probabilmente saremmo tornati anche il giorno dopo: il suo entusiasmo per quel luogo era tale che sembrava non volesse più uscire.

Ma anche i tedeschi hanno le loro regole, e all’orario prestabilito il museo chiude, a malincuore dobbiamo quindi abbandonare quella gigantesca macchina del sapere.

La sera decidiamo di fare un salto al Tollwood Winterfestival, uno dei mercatini natalizi più particolari di Monaco. Diversamente dai mercatini tradizionali del centro, qui l’atmosfera è molto più alternativa: meno decorazioni classiche e più spazio a street food, artigianato internazionale, spettacoli e cucine provenienti da tutto il mondo.

Un po’ particolare questo mercatino

Appena arriviamo io e Tecla pensiamo subito che questo sarebbe stato il posto perfetto per cenare: profumi ovunque, bancarelle piene di piatti invitanti e un ambiente molto più giovane e dinamico.

Seconda cena!

Ma la Germania aveva ancora una birreria da regalarci: l’Augustiner. Ci ritroviamo in un locale storico, dove l’ambiente sembra quasi nascosto sotto la città: grandi archi, mura rosse e sale sotterranee che danno l’impressione di essere entrati in una vecchia cantina di un castello bavarese.

Anche questa volta la cena segue la tradizione: birra, würstel, carne alla griglia e piatti sostanziosi che sembrano fatti apposta per affrontare il freddo esterno.

Dopo una giornata così intensa però arriva il momento di arrendersi. Torniamo in hotel, pronti a riposare perché il domani sarà dedicato agli ultimi angoli di Monaco.


L’ultimo giorno intero a Monaco ha un ritmo completamente diverso rispetto ai precedenti.

Dopo aver corso da una parte all’altra della città, tra mercatini, musei e birrerie, decidiamo di prendercela con più calma. In fondo un viaggio non è fatto soltanto di luoghi da spuntare su una lista, ma anche di momenti vissuti insieme, di passeggiate senza fretta e di quelle piccole cose che spesso rimangono più impresse dei grandi monumenti.

La mattinata la dedichiamo quindi nuovamente ai mercatini di Natale, questa volta con un obiettivo molto preciso: trovare finalmente il nostro souvenir perfetto.

Marienplatz

La missione iniziata il primo giorno con la caccia alla tazza del vin brulé deve assolutamente concludersi. Dopo aver visto decine di modelli diversi, tra forme particolari e decorazioni natalizie, finalmente troviamo quella giusta. Una piccola tazza che da sola racchiude il ricordo di quei giorni: il freddo delle mattine bavaresi, le luci delle piazze, il profumo delle spezie e le serate passate insieme.

Più che continuare a visitare nuovi luoghi, oggi vogliamo semplicemente goderci la compagnia e l’atmosfera, anche perché il meteo non ci aiuta molto: le nuvole dominano il cielo e Monaco si presenta con il suo volto più invernale, quello fatto di tonalità grigie e luci soffuse.

Nel pomeriggio però abbiamo ancora una carta da giocare: decidiamo di spostarci verso il Palazzo di Nymphenburg, una delle residenze più importanti della Baviera.

Nymphenburg

Costruito a partire dal XVII secolo come residenza estiva della famiglia Wittelsbach, il palazzo nasce come dono del principe elettore Ferdinando Maria alla moglie Enrichetta Adelaide di Savoia dopo la nascita dell’erede al trono. Nel corso dei decenni viene ampliato e trasformato in una magnifica residenza barocca, circondata da enormi giardini, fontane e giochi d’acqua.

Anche se non entriamo negli interni del palazzo, il nostro obiettivo è un altro: trovare un punto speciale da cui ammirare il tramonto. A Monaco infatti non ci sono grandi punti panoramici dall’alto come in altre città europee, e per noi fotografi la ricerca di una prospettiva particolare diventa sempre una piccola sfida.

Quale posto migliore quindi di un castello?

Arriviamo con la luce ancora abbastanza alta e iniziamo a scattare alcune fotografie del palazzo e dei suoi riflessi negli specchi d’acqua davanti alla facciata. I piccoli laghetti, le fontane e le superfici immobili dell’acqua creano giochi di riflessi incredibili.

Poi succede quello che ogni fotografo aspetta: il sole inizia lentamente ad abbassarsi e il cielo prende fuoco.

La luce diventa sempre più calda, quasi rossa, trasformando il Palazzo di Nymphenburg in una scena fuori dal tempo. Le architetture barocche riflesse nell’acqua sembrano quasi irreali e per qualche minuto abbiamo davanti agli occhi una Monaco completamente diversa.

Sono quei momenti in cui capisci perché vale la pena aspettare, perché a volte la fotografia non è solo tecnica, ma soprattutto pazienza.

Nymphenburg Schloss

Dopo il tramonto ci dividiamo nuovamente: Carlo e Andrea decidono di visitare il BMW Welt, mentre io e Tecla scegliamo di dedicarci alla fotografia esterna.

BMW Welt

Il BMW Welt è uno degli edifici moderni più riconoscibili di Monaco: inaugurato nel 2007, è uno spazio espositivo futuristico dedicato al mondo BMW, dove vengono presentati nuovi modelli e dove i visitatori possono entrare in contatto con la tecnologia e il design della casa automobilistica bavarese. Per noi però il fascino principale è all’esterno.

Le sue forme architettoniche particolari, le superfici metalliche e le illuminazioni notturne sono perfette per sperimentare fotografie con esposizioni multiple e giochi di luce.

Accanto si trova anche il Museo BMW, che racconta la storia del marchio attraverso automobili storiche, prototipi e modelli che hanno segnato l’evoluzione della casa bavarese.

Quando finalmente ci ricongiungiamo, la scelta per la cena è quasi obbligata.

Siamo in Germania, siamo a Monaco e non possiamo certo concludere il viaggio senza un’ultima birreria: un’altra sede dell’Augustiner, birra, piatti abbondanti e quelle specialità che ormai fanno parte del nostro viaggio tanto quanto i mercatini.

Ultima cena tutti insieme!

Arriva purtroppo l’ultima mattina; il nostro treno partirà nel pomeriggio e ci aspetta il lungo viaggio di ritorno verso casa, questa volta passando da Verona.

Per l’ultima mezza giornata decidiamo però di dividerci; Carlo e Andrea vogliono completare la visita al BMW Museum, mentre io e Tecla scegliamo qualcosa di completamente diverso: una piccola gita fuori porta verso Dachau. È una scelta che cambia completamente il tono del viaggio. Dopo giorni trascorsi tra luci natalizie, musica, birrerie e atmosfere festive, ci ritroviamo davanti a uno dei luoghi più difficili della storia europea.

Dachau

Raggiungiamo Dachau con un treno e un autobus e già dall’ingresso si percepisce che questo non è un luogo come gli altri. Il cancello, le strutture rimaste, il silenzio che avvolge l’area raccontano immediatamente una storia fatta di sofferenza.

Il campo di concentramento di Dachau fu aperto nel 1933, pochi mesi dopo la salita al potere di Adolf Hitler, e fu il primo campo di concentramento nazista costruito in Germania. Nato inizialmente per imprigionare oppositori politici del regime, negli anni successivi divenne un modello per il sistema concentrazionario nazista e un luogo di deportazione per migliaia di persone provenienti da tutta Europa.

Entrare qui significa confrontarsi con una parte della storia che spesso leggiamo soltanto sui libri.

La visita inizia nel centro espositivo, dove assistiamo a un filmato introduttivo che racconta la nascita del campo, la vita dei prigionieri e le atrocità commesse durante il periodo nazista; le immagini e le testimonianze rendono tutto terribilmente reale.

Poi iniziamo a camminare all’interno dell’area.

Il memoriale

Vediamo dove sorgevano le baracche, gli spazi dove i prigionieri erano costretti a vivere, il piazzale dell’appello e infine la zona più difficile da affrontare, quella dei forni crematori e delle strutture costruite per lo sterminio.

A Dachau le camere a gas furono costruite ma, secondo le ricostruzioni storiche, non vennero utilizzate per uccisioni di massa come avvenne in altri campi. Questo però non diminuisce il peso emotivo del luogo.

Camminare all’interno di quegli ambienti, vedere quei muri e rendersi conto di ciò che rappresentano lascia comunque una sensazione difficile da descrivere.

La mattina passa velocemente e quasi senza accorgercene arriva il momento di tornare verso Monaco: dobbiamo ritrovare Carlo e Andrea e prepararci al viaggio di ritorno.

Anche il rientro, però, decide di regalarci un’ultima avventura. Un ritardo ferroviario rischia infatti di farci arrivare a casa nel cuore della notte. Dopo qualche discussione e una piccola “scenetta” con la controllora, riusciamo a trovare una soluzione improvvisata e passiamo parte del viaggio nella carrozza ristorante del Frecciarossa, pagando comunque il biglietto ma riuscendo finalmente a evitare un arrivo impossibile. Insomma, anche il ritorno è stato perfettamente in linea con l’andata: mai banale.

Monaco ci ha regalato quello che cercavamo: la magia del Natale, i mercatini illuminati, il calore delle birrerie, le tradizioni bavaresi e momenti fotografici che rimarranno impressi nei ricordi, ma ci ha anche ricordato che ogni città ha tante anime diverse: quella festosa delle piazze illuminate e quella silenziosa dei luoghi della memoria.

Siamo partiti alla ricerca del Natale più autentico e siamo tornati a casa con molto di più: un viaggio condiviso con persone speciali, una piccola avventura in treno attraverso l’Europa e la sensazione di aver vissuto quattro giorni intensi, quelli dove ogni giornata ha una storia da raccontare.