BUCAREST E DINTORNI: TRA MERCATINI DI NATALE E LUOGHI FUORI DAL TEMPO
In tempo di Avvento è d’obbligo organizzare un viaggio ai mercatini di Natale, ma questa volta l’idea aveva qualcosa di diverso: non sarebbe stata una semplice fuga di coppia, bensì una piccola avventura di gruppo per riuscire a stare tutti insieme, unendo due punti dell’Italia apparentemente lontani, Veneto e Abruzzo, con un’unica destinazione finale: Bucarest.
La logistica, però, questa volta non è proprio delle più semplici. Da una parte ci siamo io, Tecla e mio papà, con partenza da Treviso; dall’altra la famiglia di Tecla, ovvero mamma, fratello e sorella, con partenza da Pescara. L’obiettivo è semplice sulla carta: prendere due voli diversi e ritrovarci tutti quanti nella capitale rumena per vivere insieme qualche giorno tra luci natalizie, mercatini e scoperta della città.

Ovviamente, come spesso accade nei nostri viaggi, la parte più facile sarebbe stata proprio arrivare a destinazione. Purtroppo gli incastri degli aerei non sono perfetti e noi siamo costretti a partire un giorno prima rispetto al resto del gruppo, con la solita partenza serale che ormai sembra essere diventata una nostra tradizione. D’altra parte, un volo comodo nel primo pomeriggio sarebbe stato forse chiedere troppo. L’aereo da Treviso diretto a Bucarest, rigorosamente targato Ryanair, decide però di regalarci subito il primo piccolo imprevisto del viaggio. Il ritardo accumulato ci fa perdere tempo prezioso e, invece di arrivare in città con calma, ci ritroviamo a raggiungere il nostro appartamento nel cuore della notte. La nostra sistemazione si trova in una posizione strategica, vicino a Piața Unirii, una delle piazze più importanti di Bucarest, praticamente il punto perfetto per muoversi a piedi verso gran parte delle attrazioni principali della città. Peccato che l’orario non sia proprio quello ideale per godersi il quartiere: quando finalmente arriviamo davanti al portone, Bucarest è già immersa nel silenzio della notte.
Il vero spettacolo deve ancora iniziare; appena entriamo nell’appartamento arriva infatti la prima sorpresa del viaggio. Avevamo prenotato una sistemazione per sei persone, il problema è che, entrando nelle stanze, ci rendiamo conto che ci sono solamente due letti matrimoniali. E gli altri due posti letto?

La risposta arriva guardando il soggiorno: al centro della stanza c’è un piccolo divano che, almeno secondo la descrizione dell’annuncio, avrebbe dovuto trasformarsi in un comodo letto matrimoniale. Peccato che nella realtà sia semplicemente un divano, nemmeno troppo grande, e soprattutto senza alcun lenzuolo o biancheria pronta.
Inizia così una delle prime avventure del viaggio, una sorta di partita a tetris versione notturna. Dopo aver spostato cuscini, incastrato pezzi e studiato la struttura del divano come se fossimo davanti a un progetto di ingegneria, riusciamo in qualche modo a creare una specie di letto di fortuna. Un cuscino sotto, quelli dello schienale utilizzati come materasso, qualche incastro improbabile e il gioco è fatto. Il risultato non è sicuramente degno di un hotel a cinque stelle, ma bisogna ammettere che il nostro ingegno ha fatto miracoli. L’unico problema è che bastava girarsi leggermente durante la notte per rischiare di vedere il “letto” sfasciarsi completamente.
Ovviamente proviamo subito a contattare il nostro host, anche perché una situazione del genere per sei persone sarebbe stata decisamente complicata. Il problema è che siamo nel cuore della notte e probabilmente lui si trova dall’altra parte della Romania: dopo lunghe attese al telefono, qualche discussione e parecchia pazienza, la risposta è abbastanza sconfortante. Per quella sera non può fare nulla, mentre dal giorno successivo avrebbe cercato almeno di sistemare la questione delle lenzuola.
Paradossalmente, però, essere arrivati un giorno prima si rivela quasi una fortuna. Se fossimo arrivati direttamente tutti e sei quella sera, probabilmente avremmo avuto un problema molto più grande da risolvere. Stanchi, un po’ sconsolati da questo primo imprevisto finalmente andiamo a dormire: ormai sono abbondantemente passate le due di notte.
Oggi abbiamo un programma abbastanza intenso: mentre aspettiamo l’arrivo del resto della compagnia vogliamo sfruttare la mattinata per iniziare a conoscere Bucarest, una città che prima di partire conoscevamo poco ma che, già dalle prime ore, si sarebbe rivelata molto più interessante di quanto immaginassimo.
La prima tappa della giornata è uno degli edifici simbolo della capitale rumena: l’Ateneo Romeno.
Situato nel cuore della città, questo elegante edificio è molto più di una semplice sala concerti: è uno dei simboli culturali della Romania. Inaugurato alla fine dell’Ottocento grazie anche al contributo della popolazione attraverso una raccolta fondi nazionale, l’Ateneo nacque con l’obiettivo di creare un luogo dedicato alla musica, alla cultura e alla crescita del Paese. La sua caratteristica più famosa è sicuramente la splendida sala interna, con la grande cupola, gli affreschi che raccontano la storia della Romania e un’acustica considerata tra le migliori del Paese. Ancora oggi ospita concerti e manifestazioni prestigiose, rappresentando uno dei luoghi più amati dai rumeni.

Anche qui, però, la visita non poteva iniziare senza un piccolo ostacolo: per entrare il custode accetta solamente contanti in valuta locale, i lei rumeni, che ovviamente noi non abbiamo ancora cambiato. Il problema è che siamo arrivati presto e i cambi valuta della zona sono ancora chiusi. Così iniziamo una piccola caccia al cambio aperto, girando per le strade del centro nella speranza di trovare qualcuno disposto a cambiarci qualche moneta. Dopo diversi tentativi, proprio quando stavamo quasi perdendo le speranze, troviamo finalmente un ufficio cambio che sta aprendo. Riusciamo a recuperare giusto il necessario per acquistare i biglietti e possiamo finalmente entrare.
Ed è proprio in quel momento che ci dimentichiamo completamente del piccolo inconveniente.
Appena varchiamo la porta dell’Ateneo Romeno, la prima sensazione è quella di aver fatto un salto indietro nel tempo. Alziamo lo sguardo verso la grande cupola, osserviamo le decorazioni, i dettagli dorati e l’eleganza delle sale interne, rendendoci conto di quanto questo edificio sia molto più spettacolare dentro rispetto a quello che lascia immaginare dall’esterno.
Al piano inferiore scopriamo gli spazi dedicati agli eventi, mentre salendo verso il livello superiore troviamo il vero cuore dell’edificio: la sala concerti, un ambiente maestoso dove ogni elemento sembra studiato per impressionare il visitatore.
Ovviamente il custode ci aveva avvertito: fotografie assolutamente vietate. Ma quando davanti hai un luogo del genere, soprattutto con una macchina fotografica tra le mani, resistere è praticamente impossibile. Con qualche attenzione e un piccolo escamotage riesco comunque a portarmi a casa lo scatto che volevo. D’altronde, alcune immagini non servono solamente a ricordare un luogo: servono a riportare a casa un’emozione.

Mentre noi iniziamo a prendere confidenza con Bucarest e con i suoi primi angoli nascosti, dall’altra parte della Romania il resto della compagnia sta vivendo una vera e propria odissea aeroportuale. Il volo da Pescara che avrebbe dovuto portare la famiglia di Tecla nella capitale rumena, infatti, non sembra proprio voler collaborare. Questa volta il problema non è un semplice ritardo, ma una fitta nebbia improvvisa che avvolge completamente l’aeroporto abruzzese, rendendo impossibile la partenza dell’aereo. Il risultato è facilmente immaginabile: ore di attesa, nervosismo e un viaggio che diventa ben presto un’odissea.

Per non perdere completamente la mattinata decidiamo quindi di sfruttare il tempo a disposizione con una delle iniziative più interessanti che si possono trovare quando si visita una grande città europea: un free tour.
Per chi non li conoscesse, questi tour sono un modo molto intelligente per iniziare a conoscere una città senza dover organizzare tutto autonomamente. Solitamente vengono organizzati da guide locali che accompagnano piccoli gruppi alla scoperta dei luoghi più importanti, raccontando storia, curiosità e aneddoti del posto. Il nome “free” deriva dal fatto che non hanno un prezzo fisso: alla fine della visita ogni partecipante può lasciare una libera offerta in base al proprio gradimento.

L’appuntamento è davanti a uno dei luoghi più storici di Bucarest: la Hanul lui Manuc, una delle più antiche locande ancora esistenti della città. Qui incontriamo la nostra guida, che fortunatamente parla molto bene italiano, dettaglio non da poco considerando quanto sia importante capire la storia di una città come Bucarest. La capitale rumena, infatti, è una città piena di contrasti. Per molti anni è stata conosciuta come la “Parigi dell’Est”, grazie ai suoi eleganti palazzi in stile francese, ai grandi viali alberati e all’atmosfera raffinata che caratterizzava la città tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento. Poi però il Novecento ha lasciato un segno profondissimo. Il periodo comunista, soprattutto durante la dittatura di Nicolae Ceaușescu, ha completamente trasformato il volto della città, con demolizioni enormi e la costruzione di edifici monumentali destinati a celebrare il potere politico. Proprio questo contrasto tra eleganza europea e memoria del passato rende Bucarest una città molto particolare: a pochi metri di distanza si possono trovare chiese ortodosse antiche, palazzi aristocratici, edifici comunisti e quartieri modernissimi.
Durante il tour attraversiamo alcuni dei punti più importanti del centro storico, passando per Lipscani, il cuore della vecchia Bucarest, una zona un tempo famosa per i commercianti provenienti da tutta Europa e oggi ricca di locali, ristoranti e piccoli angoli caratteristici. La guida ci racconta la storia della città, delle sue trasformazioni e dei personaggi che hanno contribuito a costruire l’identità della Romania, fino ad arrivare lentamente verso il simbolo più imponente della capitale: il Palazzo del Parlamento.
Proprio mentre il tour termina arriva finalmente il messaggio che aspettavamo da tutta la mattina: il volo da Pescara è finalmente atterrato. Dopo una giornata iniziata con due gruppi separati e migliaia di chilometri di distanza, finalmente ci ritroviamo tutti insieme nella hall del Parlamento. La squadra Veneto-Abruzzo è finalmente riunita.
E quale modo migliore per festeggiare il ricongiungimento se non entrando nell’attrazione più famosa di tutta Bucarest?

Il Palazzo del Parlamento, conosciuto anche come Casa Poporului, ovvero “Casa del Popolo”, è uno degli edifici più impressionanti mai costruiti al mondo. La sua storia è strettamente legata alla figura di Nicolae Ceaușescu, il dittatore rumeno che negli anni Ottanta volle realizzare un enorme centro politico-amministrativo capace di rappresentare la grandezza del regime comunista.
Per costruirlo venne completamente modificata una vasta area del centro città: interi quartieri storici furono demoliti, migliaia di persone vennero trasferite e venne creato un gigantesco viale ispirato agli Champs-Élysées di Parigi. Il risultato fu un edificio dalle dimensioni impressionanti: oltre 300.000 metri quadrati di superficie, migliaia di stanze e una quantità incredibile di materiali pregiati provenienti dalla Romania.
Ancora oggi è considerato uno degli edifici amministrativi più grandi del pianeta e una delle costruzioni più pesanti mai realizzate.

La visita inizia con una guida molto preparata che ci accompagna attraverso alcune delle sale aperte al pubblico, raccontandoci curiosità e numeri impressionanti. Ma devo ammetterlo: mentre lei parla, la mia attenzione è inevitabilmente attirata da tutto ciò che mi circonda.
Il mio vero obiettivo è uno solo: riuscire a immortalare questo gigante architettonico.
Ogni corridoio sembra infinito, ogni sala sembra progettata per lasciare senza parole. Marmi, lampadari enormi, tappeti giganteschi e decorazioni ricchissime creano un ambiente quasi surreale. La cosa più incredibile è pensare che quella che stiamo visitando sia solamente una piccolissima parte dell’intero complesso. Camminando al suo interno ci si rende conto davvero della follia delle dimensioni di questo luogo: sembra quasi una città dentro una città, un monumento nato per impressionare chiunque vi entri.
Terminata la visita usciamo nuovamente all’esterno, ancora un po’ increduli per quello che abbiamo appena visto, e ci dirigiamo verso un altro luogo completamente diverso ma altrettanto affascinante: la libreria Cărturești Carusel.

Entrare qui dentro è come cambiare completamente atmosfera. Se il Parlamento rappresenta la grandezza e la potenza del periodo comunista, questa libreria rappresenta invece il lato più elegante e moderno della nuova Bucarest.
Ricavata all’interno di un edificio storico del XIX secolo, un tempo appartenuto a una famiglia di banchieri, la libreria è stata restaurata e trasformata in uno degli spazi culturali più belli della città. Il nome significa “Carosello di libri” e basta alzare lo sguardo per capire il motivo: balconate bianche, scale eleganti e migliaia di volumi creano un ambiente quasi fiabesco.
Anche per chi, come noi, non è entrato per acquistare un libro, è impossibile non rimanere affascinati dal contesto. È uno di quei luoghi dove si entra per pochi minuti e ci si ritrova a rimanere molto più del previsto, semplicemente osservando la bellezza dell’ambiente.

Ma il sole sta ormai lasciando spazio al buio e dicembre non perdona: le giornate invernali sono cortissime. È arrivato il momento che aspettavamo più di tutti: quello dei mercatini di Natale di Bucarest. E il luogo scelto per ospitarli non poteva essere più scenografico.
Davanti al Palazzo del Parlamento viene allestito uno dei principali mercatini di Natale della città: un piccolo villaggio illuminato proprio ai piedi dell’edificio più imponente della Romania. Il contrasto è incredibile:da una parte la gigantesca sagoma del Parlamento, simbolo di un passato complesso e controverso; dall’altra luci colorate, alberi addobbati, musica, bancarelle e profumo di dolci natalizi.

Per Tecla, ovviamente, questo è il momento più atteso della giornata.; tra decorazioni, casette di legno e atmosfera natalizia, ogni angolo diventa una possibile fotografia e una nuova occasione per fermarsi qualche minuto. Dopo una giornata così piena, però, arriva il momento in cui anche lo stomaco inizia a ricordarci che non abbiamo praticamente mai smesso di camminare, la birretta presa al mercatino è stata solamente un piccolo anticipo, ma per cena vogliamo qualcosa di più caratteristico.
Prima, però, abbiamo ancora una tappa da fare: vogliamo assistere a uno spettacolo tradizionale rumeno nel famoso Caru’ cu Bere.

Entrare qui è quasi come fare un salto indietro nel tempo. Aperto nel 1879, questo locale è uno dei simboli gastronomici e culturali di Bucarest. Le decorazioni interne, gli arredi in legno, le vetrate colorate e lo stile neogotico lo rendono uno dei posti più scenografici della città. Il Caru’ cu Bere non è solamente un ristorante, ma un vero pezzo della storia locale. La serata viene sempre arricchita da uno spettacolo di danza tradizionale rumena, dove musiche e costumi raccontano le diverse regioni del Paese e i ballerini coinvolgono il pubblico con ritmi energici e movimenti molto particolari, riuscendo a trasmettere quella parte più autentica della cultura rumena che spesso non si riesce a percepire semplicemente visitando monumenti e musei.
Terminato lo spettacolo al Caru’ cu Bere, ci dirigiamo verso la nostra vera destinazione per la cena: la taverna Kovači.
Dopo una giornata così intensa, tra monumenti, chilometri a piedi e mercatini natalizi, finalmente possiamo sederci con calma e goderci una serata più tranquilla. Anche qui ritroviamo l’atmosfera tipica dei locali tradizionali rumeni, con piatti ricchi, musica e un ambiente molto caratteristico.
La particolarità della serata è che anche qui assistiamo nuovamente a una rappresentazione di danza tradizionale, forse meno spettacolare rispetto a quella vista poco prima al Caru’ cu Bere, ma comunque molto piacevole e capace di farci immergere ancora una volta nella cultura locale.
Dal punto di vista culinario la cena è davvero soddisfacente: la cucina rumena è saporita, abbondante e molto legata alla tradizione, con piatti a base di carne e preparazioni semplici ma gustose.

Il vero protagonista della serata, però, non è solamente il cibo: come spesso succede nei nostri viaggi, sono gli episodi fuori programma a rendere tutto più memorabile. Il servizio infatti non è proprio all’altezza del locale: il cameriere sembra avere una giornata decisamente no e ogni nostra richiesta viene accolta con un’espressione seria e poco incline al sorriso; diciamo che l’ospitalità rumena questa sera viene messa un po’ alla prova. Le scene più divertenti arrivano soprattutto grazie alla mamma di Tecla, che vuole essere assolutamente sicura che non ci siano problemi con il glutine e controlla con grande attenzione ogni piatto che arriva al tavolo mettendo alla prova la poca pazienza del cameriere. Il momento clu arriva però al pagamento del conto. Dopo il servizio non proprio caloroso ricevuto durante la serata, Tecla decide di non lasciare la mancia…il cameriere, forse abituato diversamente, non sembra prenderla benissimo e il suo sguardo finale sembra quasi raccontare tutto il suo disappunto.
La giornata è stata lunghissima e pienissima di emozioni: dal primo incontro con Bucarest alla visita del Parlamento, dalla magia dei mercatini fino alla cena tradizionale.
E ad aspettarci, purtroppo, c’è ancora il nostro ormai famoso letto di fortuna, o meglio, il nostro divano trasformato con la tecnica del Tetris, che anche questa notte dovrà dimostrare tutta la sua precaria stabilità.

Questa mattina il risveglio non è proprio dei migliori dal punto di vista meteorologico: guardando fuori dalla finestra sembra quasi di essere finiti dentro una nuvola. Bucarest è completamente avvolta da una fitta nebbia che rende difficile distinguere anche gli edifici più vicini.
Ma, ancora una volta la fortuna aiuta gli audaci: la giornata infatti non è dedicata a nuovi monumenti o visite culturali, bensì a qualcosa di completamente diverso: una pausa di puro relax alle famosissime Terme di Bucarest.
Situate poco fuori dal centro della capitale, nella zona di Balotești, sono diventate in pochi anni una delle attrazioni più conosciute della Romania. Inaugurate nel 2016, sono uno dei complessi termali più grandi d’Europa e sono famose soprattutto per la loro enorme struttura coperta, le piscine riscaldate, le aree benessere e l’incredibile contrasto tra l’ambiente tropicale interno e il freddo dell’inverno rumeno all’esterno. L’idea di passare una giornata immersi nell’acqua calda mentre fuori regna la nebbia sembra quasi perfetta.
Con un autobus dal centro città, in poco più di venti minuti raggiungiamo questa enorme struttura.
Già dall’esterno si capisce di essere davanti a qualcosa di particolare: un edificio moderno e gigantesco che sembra quasi un’oasi costruita per farti dimenticare completamente la regione in cui ti trovi. Dopo l’ingresso ci viene consegnato il famoso braccialetto elettronico, il nostro compagno di giornata. Con quello possiamo aprire l’armadietto, pagare eventuali consumazioni e muoverci liberamente all’interno senza bisogno di portare con noi nulla.

Per questa esperienza scegliamo il biglietto completo, quello che comprende tutte le principali aree delle terme: la zona Galaxy, dedicata soprattutto al divertimento con scivoli e attrazioni acquatiche; The Palm, il cuore più scenografico della struttura con le piscine circondate da palme tropicali; e infine Elysium, l’area più tranquilla dedicata al benessere, con saune tematiche e ambienti più rilassanti.
Appena entriamo capiamo subito perché questo luogo è diventato così famoso.
Dopo la giornata di ieri passata a correre da una parte all’altra della città, tra orari da rispettare, monumenti da visitare e fotografie da scattare, finalmente possiamo rallentare. La giornata scorre con il ritmo perfetto del relax: un bagno nella piscina centrale, qualche momento sdraiati a riposare, un passaggio nelle saune, il bagno turco e poi ancora acqua calda. Nessun programma preciso, nessuna fretta.

La parte più suggestiva arriva verso il tardo pomeriggio, quando fuori inizia a fare buio e la struttura cambia completamente atmosfera. La nebbia lascia lentamente spazio alla sera e, mentre all’esterno Bucarest rimane immersa nel freddo invernale, dentro le terme si accendono le luci colorate che si riflettono sulle piscine.; è probabilmente il momento più bello della giornata. Stare immersi nell’acqua calda, circondati dalle palme e dal vapore che sale dalla superficie, mentre fuori il clima è tipicamente invernale, crea una sensazione quasi surreale.
Il tempo vola e quasi senza accorgercene arriva il momento di uscire.

Avremmo potuto rimanere ancora ore, ma una cosa è certa: dopo una giornata intera senza praticamente mangiare, la fame si fa sentire. Per la nostra ultima sera tutti insieme vogliamo scegliere un posto speciale, e la scelta ricade sulla storica Hanul lui Manuc.
Questa antica locanda è uno dei luoghi più caratteristici di Bucarest. Costruita nel 1808 dal mercante armeno Manuc Bei, per oltre due secoli è stata un punto d’incontro fondamentale per commercianti e viaggiatori che attraversavano questa zona d’Europa.
In passato non era semplicemente un luogo dove fermarsi a mangiare o dormire, ma un vero crocevia di culture, dove persone provenienti da Paesi diversi si incontravano per scambi commerciali e raccontarsi storie. Ancora oggi, entrando nel suo cortile interno, sembra quasi di fare un salto nel passato: balconate in legno, strutture storiche e un’atmosfera che racconta una Bucarest antica, molto diversa dalla grande capitale moderna che abbiamo scoperto nei giorni precedenti. È il luogo perfetto per concludere il nostro viaggio tutti insieme.

Purtroppo arriva il momento dei saluti: la famiglia di Tecla deve già rientrare verso Pescara con il primo volo disponibile, mentre noi abbiamo ancora una giornata intera prima della partenza serale per Treviso. Dopo giorni trascorsi insieme tra risate, imprevisti e nuove scoperte, separarci proprio ora è un po’ strano, ma la nostra avventura in Romania non è ancora finita.
Decidiamo infatti di sfruttare l’ultimo giorno per uscire dalla capitale e vedere qualcosa di completamente diverso. Bucarest ormai l’abbiamo esplorata abbastanza bene: sicuramente ci sono ancora zone da scoprire, come alcuni parchi della parte nord della città o la famosa Casa di Ceaușescu, ma questo diventa quasi un motivo in più per tornare in futuro. La Romania però non è solamente Bucarest. Basta allontanarsi di qualche chilometro per trovare monasteri immersi nella natura, leggende antichissime e luoghi completamente diversi dall’atmosfera urbana della capitale. Così prenotiamo una piccola escursione con autista privato che ci accompagnerà durante l’ultima giornata. Il primo appuntamento è vicino a Piața Unirii, dove incontriamo il nostro accompagnatore: un uomo sulla cinquantina, dall’aspetto abbastanza serio e un po’ burbero, ma che fin dai primi minuti dimostra grande professionalità.
La prima tappa è uno dei luoghi più curiosi e misteriosi della Romania: il Monastero di Snagov.

Situato su una piccola isola al centro dell’omonimo lago, immerso in un ambiente tranquillo e quasi fuori dal tempo, questo monastero ortodosso è conosciuto soprattutto per una leggenda: secondo la tradizione popolare qui si troverebbe la tomba di Vlad III di Valacchia, il personaggio storico che ha ispirato il mito di Dracula.

Naturalmente la realtà storica è molto diversa dalla figura fantastica creata dalla letteratura, ma il collegamento con il famoso vampiro ha contribuito a rendere questo luogo una delle tappe più particolari della Romania. Vlad III, conosciuto come Vlad l’Impalatore, fu un principe del XV secolo famoso per la sua estrema durezza verso i nemici. La sua figura venne poi reinterpretata da Bram Stoker nel celebre romanzo “Dracula”, trasformandolo in una delle leggende più conosciute al mondo. La visita al monastero è molto interessante anche perché abbiamo una guida privata solamente per noi. Possiamo fare domande, approfondire dettagli e prenderci tutto il tempo necessario. Ovviamente anche questa giornata non può essere priva del nostro classico momento divertente.: durante il viaggio in macchina facciamo qualche battuta pensando che il nostro autista non capisca l’italiano. Dopo qualche commento scherzoso, lui si gira improvvisamente verso di noi e con un’espressione seria ci dice: “Guardate che capisco bene l’italiano”. Silenzio totale.
Da quel momento, però, almeno abbiamo la certezza di poter parlare tranquillamente con lui..o forse no. Dopo la visita a Snagov ripartiamo verso la prossima destinazione della giornata, una delle sorprese più belle dell’intero viaggio: le Saline di Slănic Prahova. Dopo un monastero immerso nella natura cambiamo completamente scenario e ci prepariamo a scendere nel cuore della montagna, in uno dei luoghi che più ci hanno sorpreso durante questo viaggio.

Le saline di Slănic Prahova sono tra le più grandi d’Europa e rappresentano uno dei più importanti siti di estrazione del sale della Romania. La loro storia inizia diversi secoli fa e, ancora oggi, permettono di vedere quanto il lavoro dell’uomo sia riuscito a trasformare una montagna intera in un ambiente completamente diverso. Arrivati al parcheggio lasciamo la superficie e saliamo su un piccolo autobus che ci porterà all’interno della miniera attraverso una lunga strada scavata nella montagna, affrontando tornanti e discese che sembrano portarci sempre più lontano dal mondo esterno. È una sensazione quasi surreale. Più scendiamo e più sembra di avvicinarci al centro della Terra, fino a raggiungere l’ingresso della parte visitabile della miniera.
Appena entriamo nella sala principale rimaniamo letteralmente senza parole.

Lo spazio davanti ai nostri occhi è immenso: enormi pareti di sale, soffitti altissimi e corridoi che sembrano non finire mai. Dopo pochi secondi ci rendiamo conto di quanto siamo piccoli rispetto alle dimensioni di questo luogo.
Qui sotto il silenzio e la grandezza degli ambienti creano un’atmosfera difficile da spiegare.
Decidiamo volutamente di visitarla in autonomia, senza guida, perché vogliamo semplicemente camminare senza fretta e lasciarci sorprendere da quello che troviamo davanti a noi.
Ogni angolo nasconde qualcosa di particolare: statue scolpite nel sale, grandi spazi utilizzati anche per attività sportive, zone ricreative e soprattutto quella sensazione incredibile di trovarsi dentro un ambiente completamente diverso dal mondo esterno.
Forse è proprio questa la cosa che ci colpisce di più: non è solamente una visita turistica, ma una vera esperienza, un viaggio all’interno della montagna dove per qualche ora sembra di essere lontani da tutto.
Sicuramente una delle sorprese più belle dell’intera Romania.

Quando finalmente torniamo in superficie sembra quasi strano ritrovare la luce del giorno e il nostro autista ad aspettarci.
Prima di dirigerci verso l’aeroporto ci propone una breve sosta per pranzo in una tipica trattoria della zona, una cârciumă, dove possiamo assaggiare qualche piatto della cucina tradizionale rumena.
Anche qui non manca un piccolo episodio curioso: il nostro autista decide di rimanere praticamente sempre nei nostri paraggi durante il pranzo, controllando che tutto proceda bene.
Probabilmente per lui è semplicemente un gesto di professionalità e attenzione verso i clienti, ma per noi la sensazione è quasi quella di essere sorvegliati a vista, come se da un momento all’altro potessimo tentare una fuga senza pagare il conto (ed invece proprio lui non l’aveva pagato, facendosi inseguire dalla cameriera!)
Finito il pranzo arriva purtroppo il momento di rimetterci in viaggio verso l’aeroporto. La strada scorre veloce tra qualche chiacchiera e gli ultimi ricordi di questi giorni intensi. Il nostro volo serale ci aspetta e, anche se sappiamo che questa piccola avventura sta finendo, torniamo a casa con la sensazione di aver scoperto molto più di quanto immaginassimo. Quando siamo partiti, l’idea era semplicemente quella di vedere i mercatini di Natale di Bucarest.
Alla fine abbiamo trovato molto di più, Abbiamo camminato tra le luci natalizie della capitale, siamo entrati in uno dei palazzi più grandi del mondo, ci siamo rilassati in terme tropicali mentre fuori c’era la nebbia, abbiamo seguito le tracce della leggenda di Dracula e siamo scesi nel cuore della montagna dentro una delle saline più spettacolari d’Europa.
La Romania forse non era nella nostra lista dei viaggi più ambiziosi, ma proprio per questo è riuscita a sorprenderci ancora di più; un viaggio nato quasi per caso, organizzato con un incastro di voli tra Veneto e Abruzzo, trasformato in un bellissimo ricordo da condividere tutti insieme.
Alla prossima Romania!
