BORDEAUX

BORDEAUX, TRA DEGUSTAZIONI E VIGNETI

La nostra avventura in Francia inizia in quest’occasione di prima mattina, in quanto una volta tanto abbiamo deciso di concederci una giornata in più di ferie per fare tutto con calma ed evitare di prendere un volo da Venezia in tarda serata (quando tutti i ritardi e i problemi si accumulano)…questo ci consentirà quindi di avere un “primo assaggio” della città di Bordeaux già di venerdì sera.

Ci dirigiamo a Venezia, e tutto procede incredibilmente senza intoppi (se non contiamo l’aver quasi perso il volo dato che il fantomatico aeroporto silenzioso di Venezia ha prima annunciato sugli schermi un orario di uscita gate, per poi anticiparlo senza appunto poter “sonoricamente” avvisare nessuno…e siamo quindi arrivati tutti al gate con calma, quando invece erano già all’ultima chiamata per l’imbarco!)

L’iconica fotografia Bordeaux

In ogni caso, in men che non si dica siamo già a Bordeaux, e grazie alla puntualità del volo riusciamo ad essere in centro già di primo pomeriggio, molto prima del previsto. Purtroppo il meteo non è dei migliori, con un cielo molto nuvoloso e grigio che a tratti minaccia pioggia…ma ciò non ci scoraggia, e dopo aver lasciato i bagagli in camera dalla nostra host Fidelìa, iniziamo la nostra visita della città.

Bordeaux si presenta fin da subito come un mix molto interessante tra l’elegante stile neoclassico del XVIII secolo, che caratterizza gran parte del centro storico (riconosciuto patrimonio UNESCO), tra gioielli dell’arte gotica medievale, come la maestosa Cattedrale di Sant’Andrea e la torre Pey Berland che “interrompono” improvvisamente l’uniformità degli edifici in pietra calcarea chiara, ed elementi di archittettura medioevale, come la Porte Cailhau, che testimoniano il passato fortificato della città. 

Ci rendiamo però presto conto che in realtà il centro storico è abbastanza piccolo e che i luoghi da visitare non sono poi moltissimi, e difatti nel giro di un paio d’ore riusciamo a vedere le principali attrazioni di Bordeaux, dalla Cattedrale di Saint Andrè fino a Place de la Bourse, la famosissima piazza specchiata simbolo della città (che nel nostro caso specchiata non è, essendo inverno ed essendo le fontane chiuse…comunque, lo sapevamo!).

Dopo un tramonto che non tramonta ammirato dalla sponda opposta del Pont de pierre e qualche scatto serale/notturno, è ora di assaggiare la famosa cucina bordolese; ed è qui che il primo colpo di scena del viaggio accadde: dopo svariati tentativi di cercare un locale appetibile su TheFork, decidiamo che l’opzione migliore sia affidarci al buon vecchio “metodo maps” e cercare un ristorante tipico che ci ispiri. Ed ecco che “Le Taniére” si materializza per rispondere a tutto quello che stavamo cercando… mai scelta fu così azzeccata!

Le Taniére
Hamburger con salsa al rosso di Bordeaux

Atmosfera da tipica taverna francese del novecento, con piatti tipici SQUISITI e proprietari altrettanto singolari, e soprattutto prezzi SPAZIALI: non conoscendo le porzioni, questa prima sera esageriamo (spoiler, ci è piaciuto così tanto che ci siamo tornati anche la sera dopo) eprendiamo due piatti, un hamburger con salsa al vino rosso e champignon che sfiora la divina perfezione (penso il miglior hamburger mai mangiato) e una tartare altrettanto buona che però facciamo fatica a finire a causa delle porzioni esagerate (entrambi i piatti serviti con una marea di french fries…vi abbiamo fatto venire fame, eh??) .

In tutto questo, al momento del conto la sorpresa è più che gradita! Spendiamo la bellezza di 32 € in tutto! Usciamo dal locale strapieni e soddisfatti, e la serata si conclude abbastanza rapidamente in direzione appartamento, date che le poche ore dormite e la stanchezza del viaggio che si fanno sentire.

Il nostro primo risveglio a Bordeaux è all’insegna della speranza: dopo il meteo uggioso del giorno prima, confidiamo che abbiano indovinato le previsioni del meteo e che splenda un bel sole; purtroppo però affacciandoci alla finestra ci rendiamo conto che è lo stesso identico meteo di ieri, grigio e nuvoloso. In ogni caso non ci perdiamo d’animo, e dopo una instancabile ricerca del croissant perfetto per la colazione, proseguiamo verso le attrazioni del centro città per approfittare della ancora poca gente in giro.

Un passaggio del cammino di Santiago a Bordeaux

La prima tappa è l’imponente Porte Cailhau: risalente al 1495 e situata sulla riva della Garonna, era un tempo la porta principale di accesso alla città di Bordeaux, e a seguito di ristrutturazioni in stile gotico avvenute durante il XV secolo, ha ormai assunto tutto l’aspetto di un fiabesco castello. Subito dopo ci attende invece la salita alla Torre Pey Berland, campanile distaccato della cattedrale di Saint André, che con i suoi 66 metri di altezza consente (dopo una faticosa ed interminabile salita lungo una strettissima e claustrofobica scala a chiocciola di 231 gradini) di ammirare un panorama a 360° della città. La vista dalla sua sommità ripaga totalmente la fatica, con lo sguardo che può spaziare su tutta la capitale dell’Aquitania, dalle rive sinuose della Garonna alla moderna architettura della Citè du Vin, al Pont de Pierre e all’imponente Grosse Cloche.

Le famose ostriche francesi!

Scesi dalla torre e dato che per il pomeriggio abbiamo programmato la visita della Citè du Vin, decidiamo di dirigerci direttamente verso la zona nord della città, dove (visto che anche lo stomaco vuole la sua parte) una tappa a Les Halles Bacalan, un enorme mercato di street food con ogni tipo di cucina (ovviamente anche locale), ci sembra assolutamente d’obbligo. Qui ci deliziamo con un pasto speciale a base di ostriche e cicchettini, e una volta riempito lo stomaco…è ora di dirigerci nel posto che rappresenta l’essenza stessa della città di Bordeaux: la città del vino.

Aperitivo time

Definito come il faro dell’enoturismo bordolese o “il totem di Bordeaux”, La Cité du Vin è classificata da National Geographic al 7° posto tra i migliori musei del mondo! Si tratta più che di un semplice museo, di una struttura culturale unica nel suo genere, dedicata al vino come patrimonio culturale universale, ed offre un viaggio spettacolare intorno al mondo, attraverso il tempo, in tutte le culture, per scoprire tutta la ricchezza e la diversità del vino. Trascorriamo diverse ore in esplorazione di questo museo seguendo il percorso interattivo diviso in 6 aree tematiche (Vineyards of the world, Know-how, Through the ages, Art of living, Wine around the world, Bordeaux), e al termine della visita è ora di concederci i due assaggi di vino inclusi nel biglietto di entrata. Saliamo quindi fino all’ultimo piano, dove un bellissimo bar panoramico con vista sulla Garonna rappresenta la location della degustazione di un rosso bordolese (per gli esperti sarà buonissimo…per noi a cui piacciono i vini più amabili, un po’ meno) e di un dolcissimo (e buonissimo, questo sì) vino bianco francese dal colore giallo brillante ed in tutto e per tutto simile ad un Ramandolo.

 

 

 

Per una volta siamo stati fortunati!

È quasi arrivato il momento del tramonto, anche se purtroppo visto il meteo ancora tutto nuvoloso non nutriamo molte speranze…prendiamo quindi il battello che attraversa la Garonna e ci porta sull’altra sponda del fiume, dove parte un breve tragitto che ci condurrà  al Parc de l’Ermitage Sainte-Catherine, un’area boschiva situata sulle colline di Lormont presso cui dovrebbe sorgere una piattaforma panoramica con vista su tutto lo skyline della città. In breve tempo raggiungiamo il punto panoramico, da cui la vista è purtroppo in realtà parzialmente ostruita da piante troppo cresciute e sicuramente poco potate, ma fortuna vuole che almeno le nuvole inizino a squarciarsi, regalandoci un meraviglioso tramonto infiammato. Scattiamo a manetta, anche se purtroppo le foto che avevamo pensato di fare in notturna vengono un po’ compromesse dal fatto che la città o almeno alcune delle sue attrazioni (come la Cité du Vin o lo scenografico Ponte Jacques-Chaban-Delmas) restino spente. 

È quasi ora di cena, e allora che si fa? Perché andare in cerca di un nuovo posto se abbiamo già trovato quello perfetto? Ci dirigiamo quindi di corsa verso la nostra taverna preferita, speranzosi del fatto che per due persone ci sia sempre posto senza necessità di prenotare (così ci aveva detto il nostro amico maître la sera prima)… Non è proprio così: quando arriviamo rimaniamo molto delusi perché ci viene detto che per mangiare avremmo dovuto aspettare almeno un’ora e mezza! Ma la qualità e il prezzo del cibo in quel posto valgono l’attesa, quindi decidiamo di aspettare speranzosi, finché non ci balena un’idea: vuoi che non sia possibile mangiare direttamente sul bancone senza aspettare che si liberi un tavolo? Ebbene sì, quindi in quattro e quattr’otto veniamo fatti accomodare e possiamo concederci un altro fenomenale hamburger (questa sera abbiamo provato quello alla senape, veramente delizioso!) e chiudiamo il pasto con due buonissime crème brulé (tutto questo per la modica cifra di…circa 20€!) 

La giornata è stata intensa e per il giorno dopo abbiamo previsto una gita fuori porta, quindi decidiamo per questa sera di dirigerci subito verso le nostre stanze.

Per questo nostro ultimo giorno in Francia abbiamo pensato ad una gita fuori porta (dato che di Bordeaux effettivamente abbiamo ormai visto quasi tutto…!) e la nostra scelta è ricaduta sul suggestivo borghetto medioevale di Saint-Émilion, situato a circa 40 km dalla città nel cuore dei suoi vigneti, dichiarati nel 1999 Patrimonio Mondiale dell’Umanità. Posto su un altopiano calcareo e costruito principalmente con le pietre estratte da questa zona, è sicuramente la meta ideale per una soleggiata mattinata di quasi primavera.

Sempre che la giornata sia, per l’appunto, soleggiata. Se infatti le previsioni davano sole splendente…la sorpresa al nostro risveglio è decisamente amara: non solo del sole non c’è neanche l’ombra, ma un nebbione fitto avvolge la città e consente a malapena di intravedere i campanili delle chiese. Siamo quindi inizialmente titubanti sul da farsi, ma decidiamo infine che valga la pena rischiare, e dopo un rapido pit stop in panetteria per un immancabile pain au chocolat (e un fantastico Éclair: se come noi non lo avete mai assaggiato, provate per credere! Questo tipico pasticcino francese allungato realizzato in pasta choux e farcito con diversi gusti di crema è straordinariamente buono!) ci dirigiamo in stazione per prendere il treno con destinazione Saint-Émilion. Per fortuna abbiamo deciso di partire nonostante la nebbia…perché quando siamo ormai a metà strada e abbiamo attraversato la Garonna e la Gironda, il cielo si squarcia dalla foschia e ci regala una meravigliosa giornata di sole.

 

Raggiungiamo Saint-Émilion

Arrivati a destinazione, per raggiungere il borghetto è prevista una rilassante camminata di circa 25 minuti in mezzo ai vigneti con vista su alcuni bellissimi Château (spoiler: al ritorno non ci sarà niente di rilassante nel percorre questo tragitto…), che si conclude con l’arrivo presso un labirinto di suggestivi vicoletti che conducono alla piazza centrale del paese. In circa due ore riusciamo a visitare le principali attrazioni di Saint-Émilion, tra cui l’Eglise Monolithe (la chiesa monolitica sotterranea più grande d’Europa, scavata nella roccia!), e a scovare i punti panoramici più suggestivi, da cui scattare delle deliziose foto del paese immerso nei vigneti.

 

Il borgo di Saint-Émilion

Si è ormai fatta quasi l’ora di pranzo, e l’idea di un pasto in una tipica tavernetta francese suona parecchio appetibile…se non fosse che dando un’occhiata ai treni per farci un’idea degli orari di rientro a Bordeaux, scopriamo che a causa di lavori sulla linea il nostro papabile treno sarà soppresso e sostituito da un autobus…che non ci darà purtroppo alcuna garanzia di arrivare in aeroporto in tempo per il nostro volo.  Non abbiamo quindi molta scelta: tocca prendere il treno prima in partenza dopo neanche mezz’ora. Ed è così che la nostra visita di Saint-Émilion si conclude con una corsa estenuante per raggiungere in tempo la stazione e prendere l’ultimo treno “sicuro” della giornata; missione compiuta, ma aver percorso tutto il tragitto in neanche la metà del tempo suggerito da Maps comporta che siamo saliti sul treno totalmente sfatti e distrutti…

 

 

I vigneti di Saint-Émilion, patrimonio dell’Unesco

A questo punto abbiamo un paio di ore libere a Bordeaux prima di raggiungere l’aeroporto, da impiegare primariamente per il pranzo rimasto “in sospeso”; ci gustiamo quindi un delizioso Magret d’oie e degli strepitosi Profiteroles, e poi ne approfittiamo per visitare l’unica attrazione di Bordeaux rimasta fuori dal nostro itinerario, in quanto un po’ fuori mano rispetto alla zona centrale: la Grosse Cloche. Si tratta di una delle porte storiche di Bordeaux, costruita nel XV secolo in stile gotico e troneggiante sulla città con i suoi 40 metri di altezza, che ospita per l’appunto la “grande campana”, fusa nel 1775 e soprannominata “Armande-Louise”, dal peso di circa 7.800 kg e con un diametro di ben 2,10 metri. Per secoli è stata questa campana ad annunciare “le gioie e i dolori” degli abitanti di Bordeaux (la celebre iscrizione latina incisa sulla Grosse Cloche di Bordeaux recita: “I miei colpi segnano il tempo, la mia voce chiama alle armi, (…) ho canti per tutte le gioie, per tutti i morti ho lacrime”). 

 

Il famoso Grosse Cloche

È ormai giunta l’ora di dirigerci verso l’aeroporto, e pertanto ci incamminiamo verso la prima fermata utile del tram. Ma gli imprevisti non sono finiti: oggi è la festa della donna, e si sa che i francesi non si lasciano intimidire quando si tratta di manifestazioni; tutta la linea del tram che conduce in aeroporto è infatti invasa da manifestanti ed è quindi bloccata, e non c’è alcuna possibilità che i mezzi che ci dovrebbero portare in aeroporto funzionino regolarmente. Il rischio di perdere l’aereo è purtroppo concreto, quindi l’unica possibilità è correre (di nuovoooo) verso la prima fermata “fuori” dalla zona della manifestazione e sperare che i mezzi facciano capolinea lì. Arriviamo alla fermata trafelati, senza però aver risolto nulla: i tram continuano a non passare, e l’aeroporto sembra più distante e irraggiungibile che mai. L’unica alternativa è (di nuovo) il taxi (ve la ricordate la nostra avventura a Parigi, di rientro dal Madagascar? Ecco…) ma fortuna vuole che tra le tante persone in attesa alla fermata e in preda al panico ci sia anche un ragazzo veneto che deve prendere il nostro stesso volo, e che accetta gentilmente di dividere un Uber con noi per raggiungere l’aeroporto. Tutto è bene quel che finisce bene: siamo in aeroporto in tempo, pronti per il nostro volo di rientro a casa… Bordeaux “au revoir”!